Khamenei frena: non aggrediremo nessuno

ROMA. Lo ha ribadito nella giornata di ieri anche la Guida suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, la voce più autorevole della Repubblica islamica iraniana: il popolo iraniano «non aggredisce altre nazioni, e quindi neppure Israele e non distruggerà i diritti di alcun essere umano». Lo stesso concetto era stato espresso il giorno dopo le affermazioni di Mahmud Ahmadinejad («cancellare Israele dalla carta geografica») dal capo della diplomazia iraniana.
Ma quella di ieri da parte dell'Ayatollah Khamenei è suonata come una vera e propria correzione della linea oltranzista avanzata dal neo-presidente. Lo ha fatto nella solenne occasione della preghiera del venerdi nella piazza dell'università di Teheran alla presenza di migliaia di fedeli e, innanzitutto, dei media internazionali, in modo che la «rettifica» raggiungesse immediatamente i destinatari, Israele e l'Occidente. Accanto alla Guida suprema era presente anche Ahmadinejad. Insieme hanno ribadito il loro sostegno alla «resistenza palestinese», senza entrare nel dettaglio degli aiuti e innanzitutto, senza auspicare la distruzione d'Israele. Khamenei ha riproposto la sua vecchia ipotesi sulla crisi israelo-palestinese, dicendo che un referendum, a cui partecipino ebrei, musulmani e cristiani che abitano quelle terre potrebbe stabilire quale dovrà essere il loro destino. Parole durissme, quindi, nei confronti di Ariel Sharon: il governo che verrà insediato da quel referendum, ha detto Khamenei, «dovrà punire i criminali della terra di Palestina, come Sharon e altri, in un giusto processo». Molte parole Khamenei le ha spese invece per difendere il diritto iraniano al nucleare: «Il nostro popolo è coraggioso e determinato e se le grandi potenze del mondo vogliono calpestare i suoi diritti, esso non sopporterà alcuna forma di oppressione e imposizione». Si è trattato di un preambolo per dire che l'Iran non intende rinunciare al nucleare e all'arricchimento dell'uranio e per raggiungere i suoi obiettivi non si fa «intimidire» dalle minacce di americani e israeliani e dalle pressioni degli europei. L'attenuazione dei toni della crisi da parte del numero uno della gerarchia al potere in Iran non ha tuttavia diminuito per il momento il grado delle tensioni tra Teheran e Roma, in particolare dopo la fiaccolata a sostegno d'Israele tenuta l'altra sera a Roma. L'agenzia Fars, vicina ad Ahmadinejad, ha annunciato una nuova manifestazione contro l'Italia che doverà tenersi di fronte alla sede diplomatica italiana a Teheran il prossimo 15 novembre. La data, precisa l'agenzia Fars, corrisponde all'anniversario del «martirio di Edoardo Agnelli», riproponendo in chiave polemica con l'Italia la tesi di alcuni ambienti integralisti iraniani che ritengono che il figlio di Agnelli non sia morto suicida, ma «ucciso dai sionisti», per impedire che l'azienda di Torino non cadesse nelle mani di un «musulmano sciita», la nuova fede di Edoardo dopo la sua conversione all'islam. Intanto, la Farnesina ha fatto sapere che non è in programma alcun rimpatrio del personale italiano dall'Iran. (b.z.)