La legge elettorale passerà senza modifiche


ROMA. No all'amnistia mascherata, niente modifiche alla par condicio e «sorveglianza speciale» sulla legge elettorale, che va comunque rivista. L'incontro tra Berlusconi e Ciampi, un faccia a faccia andato avanti per quasi due ore, non allenta la tensione che c'è tra il Quirinale e palazzo Chigi. Di ritorno dal Colle, il Cavaliere nega ogni attrito: «Distanze con Ciampi sulla legge elettorale? No, non mi sembra».
Berlusconi rassicura Udc e Lega sulla riforma proporzionale e da palazzo Chigi fa sapere che al Senato la maggioranza voterà lo stesso testo licenziato dalla Camera. «Non vedo motivo per cambiarlo» taglia corto Pier Ferdinando Casini. Questo vuol dire che la data del 9 aprile 2006 fissata dal governo per le elezioni politiche non slitterà.
Incassato il via libera degli alleati alla legge elettorale, il Cavaliere deve cedere sulla ex Cirielli e in serata, dopo aver incontrato Casini, si dice disposto a rimettere mano alla legge che per Ciampi deve essere comunque modificata. Senza correzioni la norma ribattezzata dall'opposizione «salva Previti», che la prossima settimana tornerà alla Camera per l'approvazione definitiva, non verrebbe firmata dal presidente della Repubblica. Davanti a questo rischio e agli allarmanti dati dall'Anm e dalla Cassazione, Berlusconi si mostra disponibile a non forzare la mano e fa capire che le correzioni ci saranno. «Modifiche? So che ci sono degli approfondimenti nella maggioranza. Alla Camera vedremo...» dice il premier.
Berlusconi spiega che nel lungo colloquio con Ciampi si è parlato di legge elettorale, di finanziaria e del presunto gelo con gli Stati Uniti («Tutto falso») ma non dice una parola sulla «salva Previti». Poi, nel pomeriggio, il premier annulla il viaggio per Bolzano dove avrebbe dovuto concludere la manifestazione della Cdl per le comunali, e si precipita a Montecitorio per parlare anche con Pier Ferdinando Casini di legge elettorale. Mezz'ora per giungere alla conclusione che una modifica della riforma proporzionale, nella parte che prevede al Senato l'assegnazione di un premio di maggioranza su base regionale, non sarebbe necessaria. L'alt ad ogni possibile modifica viene confermato anche da Roberto Maroni: «La legge elettorale o passa cosi o non passa. Ci sono già manovre per modificare la legge al Senato ma noi» avverte il ministro del Carroccio «chiediamo che l'accordo venga mantenuto e che la legge si approvata senza stravolgimenti».
In cima alle preoccupazioni del Cavaliere, adesso, c'è la ex Cirielli. Una legge tormentata, che non piace all'Udc e divide la maggioranza. La Lega, con Roberto Castelli, fa sapere che la legge va bene cosi e accusa l'Udc di cercare scuse per non votarla: «Chi è contrario è alla ricerca di un alibi e forse vuole salvarsi l'anima». Resta il fatto che l'Udc è contraria e propone un emendamento che dovrebbe allungare di un anno i termini di prescrizione. Quel che appare certo è che la Cirielli non sarà firmata da Ciampi se la Cdl si ostinerà a votarne una versione che si applivca anche ai processi in corso, compresi quelli di Cesare Previti.
Nell'attesa di conoscere le modifiche che la maggioranza potrebbe inserire nel nuovo testo, l'opposizione accusa il Cavaliere di pensare solo alle leggi «ad personam» mentre i magistrtati lanciano l'allarme prescrizione. Edmondo Bruti Liberati assicura che anche l'emendamento che allungherebbe di un anno i termini di prescrizione per tutti i dibattimenti incardinati sarebbe inutile. «Gli emendamenti non possono risolvere il problema che è quello degli effetti dannosi della Cirielli. Se si prolunga il tempo anche per i procedimenti non in Cassazione, ciò non toglie che questi arrivano in Cassazione già prescritti e quindi non serve a niente, è inutile» spiega l'ex presidente dell'Anm.

Gabriele Rizzardi