Cia-Gate: alla sbarra Lewis «Scooter» Libby

NEW YORK.«Mi dichiaro non colpevole»; ieri mattina, Lewis «Scooter Libby», ex capo dello staff del vicepresidente Dick Cheney, ha aperto una battaglia giudiziaria e politica che potrebbe continuare a gettare la sua lunga ombra sulla Casa Bianca di George Bush ancora per molti mesi. Libby è arrivato di fronte al giudice Reggie Walton per essere formalmente incriminato per ostruzione della giustizia, spergiuro e false dichiarazioni nella complessa storia della rivelazione dell'identità dell'agente segreta della Cia Valerie Plame. L'avvocato Tate, il vecchio amico e ex collega ha lasciato il posto a due legali assai più a loro agio nei meandri delle stanze del potere di Washington. «Il mio assistito ha proclamato la sua innocenza» ha esordito uno dei nuovi avvocati, Theodore Wells, «Libby intende combattere le accuse e vuole un processo di fronte a una giuria, non di fronte alla stampa». L'intero procedimento è durato poco più di una decina di minuti, al termine dei quali Libby si è sottoposto al rituale delle fotografie e della impronte digitali è stato poi rilasciato senza alcuna cauzione. La relativa semplicità e velocità dell'incriminazione, tuttavia, non ha tratto in inganno nessuno. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, infatti, gli avvocati difensori e il procuratore Fitzgerald presenteranno le loro mozioni e cominceranno a discutere le modalità per esaminare e eventualmente discutere in aula i documenti riservati. Il giudice dovrà poi valutare una lista di possibili testimoni che, con ogni probabilità, dovrebbe comprendere anche il vicepresidente Cheney e diversi giornalisti. Sul Cia-Gate, nel frattempo, la Casa Bianca ha steso un velo di silenzio, imponendo a tutti i funzionari di non avvicinare Libby e di non discutere pubblicamente la questione. Bush, che non ha più fatto alcun cenno alla faccenda, è partito ieri per un viaggio in Sud America e sta tentando di far dimendicare un tasso d'approvazione che è scelto al 35 per cento. Il destino del più fidato collaboratore del presidente, Karl Rove, d'altra parte, è tutt'ora in bilico. Fitzgerald potrebbe ancora incriminarlo e ieri si è saputo che se sarà ufficialmente indentificato come il «funzionario A» che contribui a rivelare alla stampa il nome di Valerie, Rove potrebbe perdere il suo diritto d'accesso ai documenti riservati in base a una vecchia direttiva di Bill Clinton. Al coro di chi chiede che Rove si dimetta anche se non sarà incriminato si è aggiunto il coro di chi chiede la fine dell'influenza del più potente vicepresidente della storia americana. (m.c.)