Fini: «L'Iran è una minaccia per l'umanità»
GERUSALEMME. Basta con le ambiguità e i tentennamenti. Sull'Iran il governo italiano sceglie la linea dura, soprattutto dopo le dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadinejad contro lo stato di Israele. A rompere gli indugi è il ministro degli esteri Gianfranco Fini, a Gerusalemme. Nella prossima riunione di novembre, la Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, dovrebbe decidere - ha detto ai giornalisti - di «sottoporre al consiglio di sicurezza Onu il dossier iraniano sul nucleare».
Lo spazio per una trattativa europea con Teheran, insomma, sembra per Fini implicitamente esaurito. L'Iran dotato di armi nucleari, avverte il capo della Farnesina, non sarebbe un pericolo solo per Israele, ma per «l'intera umanità». Parole, quelle del ministro degli esteri italiano, decisamente apprezzate dal suo omologo Sylvan Shalom, impegnato da giorni in una offensiva diplomatica contro Teheran dentro l'Onu.
Arrivate il giorno prima della fiaccolata organizzata dal Foglio di fronte all'ambasciata iraniana a Roma, le dichiarazioni di Fini hanno colto di sorpresa. Perché sino all'incontro con Shalom, che concludeva la due giorni di Fini tra Ramallah e Gerusalemme, il viaggio del vicepresidente del consiglio sembrava tutto proteso sulla crisi mediorientale. E sul ritrovato, possibile ruolo della Ue nel conflitto israelo-palestinese.
A tenere banco, soprattutto, la questione del valico di Rafah, lungo il confine che separa Gaza dall'Egitto. Dopo il disimpegno dalla Striscia, Israele avrebbe voluto vederlo chiuso per almeno sei mesi, ma l'isolamento internazionale di Gaza sarebbe stato completo. Il governo israeliano, dunque, aveva trovato un accordo con gli egiziani, raggiunto la scorsa settimana al Cairo tra il ministro della difesa Shaul Mofaz e Hosni Mubarak, per riaprire il valico.
Israele, però, vuole l'assicurazione che da Rafah non passi nulla che possa mettere in pericolo la propria sicurezza. Infiltrati, armi, droga. Di qui, ieri, la richiesta approvata dal governo Sharon all'Unione Europea, perché mandi propri ispettori a controllare la frontiera.
Una richiesta fatta proprio a Fini, ministro europeo presente a Gerusalemme, dal premier Ariel Sharon durante il loro incontro nella mattinata. Favorevole il ministro degli esteri italiano, che però ha assunto un atteggiamento prudente.
Bisognerà, insomma, capire quale ruolo dovranno avere gli ispettori europei. Se un ruolo da notai, oppure se di vero e proprio controllo della frontiera.
La visita ha avuto una sua coda polemica, con la protesta israeliana per l'incontro che l'ambasciatore italiano a Beirut, Franco Mistretta, ha avuto con un ministro libanese membro di hezbollah. Incontro «di rito», per la nostra diplomazia. Episodico, per Fini, che ha comunque confermato che per il governo Berlusconi hezbollah è una organizzazione di tipo terroristico.