Attentati a New Delhi, decine di morti
NEW DELHI. Il terrore torna a colpire il cuore dell'India: almeno tre bombe sono esplose a pochi minuti di distanza l'una dall'altra ieri mattina a New Delhi, fra la folla intenta a far compere per il Diwali, la festa induista «delle luci», che cade martedi prossimo, uccidendo più di 50 persone, secondo un bilancio ancora provvisorio, e ferendone una settantina.
La prima bomba è esplosa nel mercato del centralissimo quartiere commerciale di Paharganj, frequentato anche da turisti e situato a circa 200 metri dalla stazione centrale. I morti solo qui sarebbero una trentina. Il secondo ordigno è deflagrato pochissimi minuti più tardi nel mercato di Sarojini Nagar. I morti qui sarebbero stati almeno nove. La terza è avvenuta su un autobus pubblico fermo nei pressi del mercato di Govindpuri, nella zona industriale di Okhla.
La maggior parte dei feriti sono donne e bambini, molti dei quali sono arrivati negli ospedali con gambe o braccia strappati dalle esplosioni, che in almeno due casi sono state fortissime: molti negozi distanti anche decine di metri dal punto dell'attentato sono stati devastati e i vetri delle finestre degli edifici sono andati in frantumi. Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha dichiarato che si è trattato di un «atto di terrorismo». Il portavoce di Singh, Sanjaya Baru, ha riferito che il premier è «disgustato» da questa serie di attentati: «Questo tipo di attentato cinico alla gente indiana è semplicemente inaccettabile», ha detto il portavoce, sottolineando però che «la violenza estremista non indebolirà la determinazione del Paese a lottare contro il terrorismo». «I tentativi di seminare il caos e di perturbare la pace non saranno tollerati a nessun costo». Secondo il capo del governo locale di New Delhi, Sheila Dixit, «quello di oggi è uno dei giorno più tristi per la capitale indiana», soprattutto perchè gli attentatori hanno colpito alla vigilia di una delle ricorrenze più amate dagli indiani, Diwali, la festa delle luce, e di una ricorrenza importante anche per i musulmani, l'Eid, che segna la fine del Ramadan.
L'India è afflitta soprattutto da due tipi di violenze: quelle interconfessionali, che periodicamente si manifestano fra hindu e musulmani, e quelle alimentate dai separatisti islamici del Kashmir, il conteso territorio himalayano per il quale India e Pakistan hanno combattuto tre guerre. Nessuno ha finora rivendicato le bombe, ma la tensione nel Paese è altissima: il governo locale ha decretato allarme rosso nella capitale, mentre quello centrale ha imposto lo stato d'allerta anche nelle altre grandi città, a cominciare da Mumbay (l'ex Bombay).