Cultura da caserma di una certa destra


S impatica l'on. Daniela Santanché che alza il dito medio e lo rivolge ai manifestanti (studenti, insegnanti, ricercatori in piazza davanti al Parlamento contro la riforma Moratti). Simpaticissima poi, quando i cronisti gliene chiedono spiegazione e disinvoltamente, con una faccia di bronzo e di fard, nega di averlo mai fatto. Peccato che la foto del suo gesto davvero onorevole campeggi su tutti i giornali. Dev'essere una che tira il sasso e nasconde la mano, anzi il dito. E sia chiaro che in questo caso guardare il dito non significa non vedere la luna, bensi vedere che dito e luna coincidono, vedere insieme il medium e il messaggio, la sostanza e la forma autentica, al suo giusto livello, del discorso politico che una certa classe politica è in grado di dare.
Simpatico anche Ignazio La Russa che, scrivono le cronache, «fa convergere le due mani verso l'inguine, in segno di invito» agli stessi manifestanti. Un gentiluomo. Tanto per dire la cultura da vecchia caserma che alberga in certa destra.
Sempre meglio che a Genova durante il G8 del luglio 2001, si dirà, dove analoga destra si è ben piazzata nei punti di comando e da li ha tifato e, diciamo, si è adoperata volentieri perché avvenisse il macello che è avvenuto. Contro la stragrande e pacifica maggioranza dei manifestanti beninteso, mentre gli sfasciacarrozze dei black-block hanno potuto fare quello che hanno voluto.
Carini, sempre l'altro ieri, anche gli accompagnatori dell'on. Gustavo Selva il quale, invece che prendere la strada che aggira il corteo, vuole proprio passarci in mezzo per andare a prendere un gelato. Quando i ragazzi del corteo, che non intendono rimuovere il blocco, il gelato glielo fanno comunque pervenire, offrendoglielo, gli accompagnatori di Selva lo buttano per terra, a sciogliersi malinconicamente (era al gusto di crema e cioccolato, per la cronaca).
Provocazione dopo provocazione, incitamento a menar le mani dopo incitamento, infine i valorosi e vocianti esponenti della destra sono riusciti a mandare all'attacco del corteo settori della polizia, col risultato di avere una decina di feriti tra i manifestanti e anche fra gli operatori e i fotografi. Certo, non rallegra neanche sentire insultare il parlamento e il governo, ma succede dai tempi dei tempi, e quanto a manifestazioni nei pressi del Palazzo ce ne sono quasi tutti i giorni di tutti i tipi.
La destra che si straccia le vesti per quanto è accaduto lunedi dovrebbe ricordare cosa ha fatto solo qualche anno fa, in piena Tangentopoli, quando diverse decine di militanti del Msi-Dn bloccarono letteralmente l'uscita di Montecitorio, guidati da alcuni deputati. Ce l'avevano col sistema, col governo (forse era quello di Ciampi) e con gli inquisiti ai quali sputavano e gettavano monetine.

Gianfranco Bettin