Matilda in agonia 30 minuti
VERCELLI.Matilda, la piccola di 22 mesi deceduta lo scorso 2 luglio a Roasio (Vercelli), è morta 30 minuti dopo aver ricevuto un colpo alla schiena, che ha provocato lo schiacciamento dell'addome contro una «struttura fissa». E' quanto emerge dalla perizia eseguita dal medico legale Mirella Gherardi nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dal gip di Vercelli Emilia Antenore. La perizia, depositata martedi, non fornisce la certezza ma nemmeno esclude che la piccola sia stata colpita con la scarpa della mamma, Elena Romani, la hostess di 31 anni in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale dal 14 luglio scorso. Il gip aveva chiesto di appurare se il decesso fosse stato causato da un evento traumatico, di valutare la natura del trauma sia in riferimento alle lesioni dorsali che in altre parti del corpo. Da accertare, attraverso l'esame medico legale erano, anche le cause e i mezzi che avevano provocato la morte della piccola e in particolare la compatibilità della lesione con il profilo della scarpe a decoltè di Elena Romani, sequestrate dagli investigatori. Il gip Antenore aveva chiesto infine di stabilire il periodo di tempo trascorso tra l'evento traumatico e la morte. Nella perizia, che è di una sessantina di pagine, si parla in particolare di «morte da causa violenta» per una vasta emorragia causata dalle varie lesioni ai due reni e al fegato, ma sono state riscontrate anche ecchimosi che si estendono all'intestino e ai polmoni, con una costola rotta, la settima a destra. Sull'oggetto con cui la piccola Matilda è stata colpita, il medico legale Mirella Gherardi concorda con quanto concluso dai carabinieri del Ris, che avevano ricevuto l'incarico di esaminare la compatibilità delle calzature sequestrate a Elena Romani con la lesione. Nella sua relazione definisce infatti la compatibilità «non inequivocabilmente attribuibile» a quel decoltè rosa della hostess. La consulente precisa però che «ciò non equivale, peraltro, ad una tassativa esclusione» che la scarpa possa essere entrata in gioco in qualche modo per provocare le lesioni.