Cantine sociali, la resa dei voti

TORRAZZA COSTE. Il Consorzio è certo di essere rappresentativo del mondo vinicolo oltrepadano, potendo cosi svolgere controlli e apporre fascette. Ma quando si vota nelle assemblee le Cantine sociali «pesano» quanto tutti i loro soci (automaticamente iscritti al Consorzio)? Il ministero ha chiesto che si esprimessero in merito le 5 Cantine sociali in seduta plenaria. Due (La Versa e Canneto) hanno risposto subito si, altre due hanno sospeso il giudizio non senza retroscena polemici. L'ultima, Casteggio, deve riunirsi domenica prossima per nominare anche il presidente.
Domenica: quattro assemblee, un unico malessere che serpeggia tra i conferenti. Quello del prezzi che precipitano. Ottima vendemmia, grande qualità, ma il mercato non garantisce più rese economiche adeguate. Si stringono i cordoni: in questo contesto anche gli oneri aggiunti possono divenire per alcuni insopportabili anche se ben motivati. L'assemblea della cantina di Torrevilla conferma questa tensione sotterranea. Al nodo cruciale (rappresentatività si, rappresentatività no) non è passata la scelta di dire subito si. Tutto rinviato: i soci vogliono un'assemblea apposta e il presidente Luigi Ferrari ne ha preso atto. Nello stesso documento allegato al bilancio si legge: «La nuova politica messa in atto dal Consorzio sta incontrando molte difficoltà...da parte nostra avevamo a suo tempo informato gli organi dirigenziali del Consorzio delle problematiche di natura soprattutto economica che si sarebbero manifestate, nonchè di alcune perplessità in merito alle nuove denominazioni proposte».
In pratica dubbi sui costi-fascetta e sulla scelta del pinot nero come vino di punta. Ma i vertici della Cantina però sempre nel documento spiegano come «i nuovi costi che al momento possono apparire tali, devono essere interpretati come investimento, se l'immagine del territorio migliora...l'effetto ricaduta avvanteggerà tutti i produttori anche quelli che sono contrari». E' in effetti questa la sfida cruciale del Consorzio. A «La Versa» domenica per illustrarla è sceso in campo direttamente il direttore Carlo Alberto Panont. Alla fine è arrivato il si dell'assemblea cosi come a Canneto. A Broni invece non si è per nulla parlato del problema rappresentatività. Questione ritenuta scomoda e da rinviare? Il comitato «Boatti» tuona: è provato che il Consorzio non è rappresentativo di nulla, non può fare controlli e fascette. Il Consorzio incassa le polemiche e cerca di mantenere la rotta. Non è facile: il mare è infatti agitato. Non soltanto per colpa di fascette e controlli (ritenute invecenon solo dal Consorzio un'importante risposta alla crisi) quanto per il declino inesorabile dei prezzi. I sacrifici con l'aria che tira adesso pesano il doppio.