Il Gran Maestro incontra le logge pavesi
PAVIA. «Signore e signori, Fratelli tutti...». Alla terza parola è subito chiaro chi sia Gustavo Raffi, avvocato di Ravenna, che parla in un'affollatissima aula Foscolo. E' il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. Conclude un convegno che, nelle tre ore precedenti, ha tracciato il profilo della società pavese dal secolo dei Lumi al Risorgimento, periodi in cui la massoneria laica e democratica ha attraversato più o meno visibilmente popolo, borghesia, piazze, associazioni e persino la poesia. Alle sue spalle i gonfaloni delle tre logge pavesi, Cardano, Akenaton e Crippa.
Sulle pareti e sulla volta dell'aula Foscolo, da qualche secolo luogo di rappresentanza dell'Università di Pavia, è tutto un rincorrersi di simboli. Una squadra con il filo a piombo occhieggia dietro a un destriero, un triangolo che include un occhio compare accanto a un putto che la matita-laser del professor Fausto Testa indica sopra le teste dei presenti, nella volta affrescata a finto stucco.
Richiami a un passato in cui la componente massonica si intrecciava con la sfera politico-istituzionale, già ai tempi di Maria Teresa d'Austria. E affiorava nella poesia di chi aveva deciso di seguire la 'Verità": Ugo Foscolo, Vincenzo Monti, forse lo stesso Manzoni. Carlo Goldoni (costretto a fuggire dal collegio Ghislieri per uno suo scritto troppo licenzioso) - lo racconta ai presenti il professor Angelo Stella - sottolinea in una sua commedia il lato democratico della massoneria, scegliendo come portavoce «un uomo che la tomaia misura colla squadra...», un umile calzolaio.
Che la massoneria in Italia sia democratica lo vuole ribadire anche il Gran Maestro Raffi. «Il concetto che la massoneria ha della Repubblica non è quello di un partito che predomina sugli altri ma è un progetto di educazione, uno stato perenne di insoddisfazione perchè si può fare sempre meglio». E poi c'è il rapporto mai facile con la religione. «La religiosità non sta nella Chiesa - dice animandosi - ma nel popolo e nell'individuo. La religione deve mirare all'armonia e all'amore, non a dividere e a spartirsi persino le scuole». E - invitando tutti «a sentirsi cittadini, a rispolverare una coscienza civile» e a sponsorizzare l'unità - giù un'altra frecciatina: «Una nazione si fonda su un patto di fratellanza tra coloro che vivono sul suo territorio. Chi nega la nazione è poi costretto a inventarsela e va a rincorrere miti celtici o il dio del Po...». «Di questi tempi - incalza ancora Gustavo Raffi - in cui è a rischio l'unità nazionale, è bene ritrovare sani riferimenti nella nostra storia e nel Risorgimento. La massoneria è stata ed è in Italia uno spaccato della società e ingloba anche uomini semplici, calzolai, muratori che volevano elevarsi. Ecco il progetto educativo e di emancipazione». Ma il Gran Maestro d'Italia dice la sua anche sulla moderna società multiculturale e multirazziale dove «la comprensione dell'altro deve essere fatta intelligentemente». Lui, con un piglio che tradisce una dimestichezza con le arringhe, chiarisce alla fine: «Non dò mai importanza alle tessere: ho conosciuto persone che ne avevano ma non erano massoni e persone senza tessera - come Benedetto Cairoli - che nel loro intimo lo erano molto di più».