Pillola abortiva, via libera di Storace
TORINO. C'è voluto un quarto di secolo. Solo adesso, venticinque anni dopo la legalizzazione dell'aborto, parte ufficialmente la sperimentazione della Ru486, la pillola abortiva. Il via, a denti stretti, ieri mattina, con l'annuncio del ministro della Salute, Francesco Storace.
«Solo ora - ha dichiarato Storace - ho ricevuto dall'Agenzia del Farmaco la notifica dell'Ospedale Sant'Anna di Torino del nuovo protocollo sulla sperimentazione». Poi però avverte: «La responsabilità della ripresa dell'iniziativa di ricerca sta ora in capo unicamente all'ospedale». È il segnale atteso: i medici torinesi possono ripartire. Pionieri in Italia, sono comunque in ritardo di dieci anni rispetto agli Stati Uniti. Avevano avviato l'ennesimo protocollo di sperimentazione due mesi fa, in coincidenza con la distribuzione della pillola. Poi però era nata la polemica con il ministro Storace che il 21 settembre aveva imposto lo stop.
Il primo protocollo risale al 2001. Il parere positivo del Comitato etico regionale arriva nell'ottobre del 2002, ma l'allora ministro per la Salute Girolamo Sirchia chiede immediatamente la documentazione e annuncia un'ispezione del dipartimento dei farmaci del Ministero. Nello stesso periodo il pm torinese Raffele Guariniello avvia un'inchiesta per verificare che il test non violi la legge sull'interruzione di gravidanza, inchiesta ancora oggi aperta. Poi il Sant'Anna ci riprova quest'anno.
Il principio attivo della pillola, l'RU486, è il mifepristone, che contrasta l'azione del progesterone, l'ormone della gravidanza. La donna che si sottopone alla sperimentazione deve ingerire una pasticca, somministrata in ospedale, sotto stretto controllo medico. Poi, a 48 ore di distanza deve però prendere un altro farmaco che provoca contrazioni dell'utero e alla fine espulsione del feto: l'aborto vero e proprio. Quest'ultima fase dell'operazione può essere dolorosa, per questo è previsto un ricovero. E proprio sulla durata della degenza era nata la polemica tra il Ministero e l'ospedale.
Secondo i dottori, era sufficiente un ricovero in day-hospital; per Storace, invece, era necessario trattenere la paziente in ospedale per alcuni giorni, allungando cosi il periodo di controllo. Di qui lo stop. Per ripartire, non restava che accettare la condizione imposta dal Ministero: recepire nel nuovo protocollo le indicazioni date dal Consiglio superiore di sanità del 18 marzo 2004 e quindi prolungare la degenza per la seconda fase della sperimentazione.
Si è dovuto aspettare fino al 5 ottobre perché, soddisfatte le richieste del Ministero, il comitato etico del Piemonte si pronunciasse nuovamente. Ieri, infine, l'ok del ministro, ma con un avvertimento: «Continueremo a vigilare».
I medici del Sant'Anna sono soddisfatti. Silvio Viale, il ginecologo responsabile della sperimentazione è sicuro che ora tutto andrà per il meglio: «Spero solo - dice - che la notifica del provvedimento arrivi presto: ci sono già dieci donne in lista d'attesa per la Ru486». Viale e i medici della sua équipe attendono la visita del ministro in ospedale, per oggi.