Voglia di partecipazione



Passano i giorni e le primarie acquistano sempre di più il loro vero e pregnante significato politico. L'ondata emotiva, legata alla sorpresa delle oltre quattro milioni di schede depositate nelle urne di tutta Italia, lascia il passo alla riflessione. Prodi ha vinto, è lui il candidato leader ed ora a noi spetta l'analisi e la gestione di un fenomeno, quello delle primarie, che il centrosinistra italiano ha introdotto per la prima volta in Europa e che ora deve essere studiato a fondo come evento partecipativo travolgente. Tra le ironie della destra e alcuni scetticismi all'interno del nostro stesso schieramento, in molti abbiamo creduto in questo progetto: ora tentiamo di trarne alcune considerazioni che abbiano una valenza anche per la nostra provincia.
La tentazione di ripetere quanto prima un modello che vince è sempre forte, c'è già chi vagheggia primarie per ogni scelta; ovviamente non dobbiamo cadere in questa trappola. Gli strumenti democratici hanno un senso e una valenza se sono usati con raziocinio e trasparenza, senza abusi dettati dall'eccesso di entusiasmo.
Ma sono sicuro che non cadremo nell'errore di non dare il giusto valore a questo esperimento. Esperimento che ci indica molte cose: innanzitutto la voglia di partecipazione dei nostri elettori. Posso assicurare che votare non era semplice, occorreva essere armati di pazienza, aspettare per fare il proprio dovere, sopportare gli inevitabili disagi di una consultazione organizzata al meglio su forze volontarie. Ebbene, anche la provincia di Pavia ha segnato un record in questo senso. Elettorato composto, che, a viso aperto, è andato a scegliere chi vuole come candidato alla guida del Paese per il proprio schieramento. Cosi come dovrebbe essere in ogni democrazia moderna e matura: abbiamo assistito, infatti, alla manifestazione più pacifica per dimostrare la necessità di un cambiamento.
Secondo elemento che ha colpito anche me, che frequento le strade della politica da qualche anno, è stata l'unità dimostrata dal centrosinistra in provincia di Pavia: insieme abbiamo organizzato le elezioni, insieme le abbiamo gestite, insieme abbiamo presentato i risultati. A chi abbia frequentato i seggi domenica non sarà sfuggito che i rappresentanti di tutti i partiti si alternavano al lavoro in un'opera convinta e trasparente che non ha visto steccati, né schieramenti interni. Anzi, che l'Unione a Pavia è una realtà nei fatti.
L'ultima riflessione che voglio fare è più legata al nostro contesto provinciale. La convinzione degli elettori a mandare a casa il governo Berlusconi è intimamente legata all'arroganza di questo centrodestra, troppo avvezzo a decisioni di vertice che non coinvolgono i cittadini nelle scelte fondamentali. Da consigliere provinciale mi è venuto alla mente lo stile della nostra maggioranza in Provincia di Pavia. Faccio solo l'ultimo, più significativo caso. Il presidente Beretta dapprima ci ha invitato ad una discussione «a porte chiuse» (ma devono esistere le porte chiuse in democrazia?) sul grave problema del Project Financing. Noi abbiamo accettato a condizione che entro i primi giorni di ottobre si tenesse un consiglio provinciale sul tema. Ora ci fanno sapere che almeno fino al 10 novembre non se ne parlerà. Questa mancanza di rispetto per gli impegni assunti di fronte al consiglio provinciale, per gli organismi democraticamente eletti, ricorda la tracotanza con cui, la settimana scorsa, è stata approvata alla Camera la legge elettorale.
Sono cosi, non hanno cultura né rispetto istituzionale, in un qualche modo li tradisce lo stile, con le loro «porte chiuse» non andranno lontano. Nemmeno in provincia di Pavia.
Angelo Zucchisegretario provinciale Ds Pavia