Un dormitorio per i ragazzi
PAVIA. Condivisione, Letizia, Solidarietà. Basterebbero le targhette colorate appese una su ogni porta per trasmettere lo spirito della Comunità terapeutico-riabilitativa di via Lomonaco, ultima creatura della Casa del Giovane. Ma le parole dei ragazzi che già la abitano dicono ancora di più: «E' qui, con i miei limiti, che oggi sto cercando di dare una svolta alla mia vita». Ieri pomeriggio Enrico e Antonio, gli ultimi arrivati in 'famiglia", hanno porto al vescovo, monsignor Giovanni Giudici, le forbici per tagliare il nastro. E poi benedire la struttura, con una preghiera scritta da don Enzo. Mentre sul fronte burocratico, le autorità presenti hanno garantito che l'iter per l'accreditamento è ormai in dirittura di arrivo.
«E' un bel momento quello in cui si apre una casa, è segno che c'è qualcuno che prepara la cena, che ti aspetta, che ti accoglie» ha detto don Franco Tassone a chi ieri, ed erano tanti, ha riempito il cortile della nuova Casa di Accoglienza. Un approdo - non solo un posto letto - per i giovani che, strappati alla strada dopo esprienze di dipendenza, vogliono affrontare un cammino terapeutico.
Quelle stanze, fino a due anni fa, ospitavano il dormitorio per tanti senzatetto della città. Dal 1996, quando fu inaugurato dall'allora cardinale di Milano Carlo Maria Martini, è stato costantemente aperto a chi viveva ai margini, senza casa, senza niente. Era il sogno di don Enzo, ma non potè vederlo. Era morto 3 anni prima. Ma il Demanio, con il quale la Casa del Giovane aveva una convenzione, chiese di rivedere le destinazione dei capannoni. E di utilizzarli rispettando l'accordo originario: per giovani in terapia. Il dormitorio chiuse dunque le porte ai senza fissa dimora. E fu aperta casa San Francesco, insieme all'assessorato ai Servizi Sociali del Comune. Oggi riapre i battenti, nella sua veste di casa per una quindicina di giovani (l'età media è di 31 anni) che vogliono cambiare pagina.
Oltre la rete, altri capannoni. Dismessi. «Per allargare lo spazio destinato a chi ha bisogno - ha detto il sindaco, Piera Capitelli - serve ora l'impegno di tutti: Comune, Provincia, Regione. Serve che il Governo ci conceda gli spazi qui accanto per farne una Casa della Carità».
In prima fila i destinatari dell'appello alla collaborazione: Giancarlo Abelli, assessore regionale, Giancarlo Iannello dell'Asl, il viceprefetto Vincenzo D'Antuono. Ma anche Francesco Brendolise, assessore ai Servizi Sociali e Giancarlo Viazzoli del Cvs: al volontariato spetterà l'importante compito della gestione della struttura, della rete di associazioni. «Una cosa che colpisce, guardandosi intorno oggi - ha detto Viazzoli - è la felicità che si legge sul volto di questi ragazzi che hanno trovato qui l'opportunità di esercitare il loro diritto alla cittadinanza». E i ragazzi ringraziano il pubblico con una piccola performance di comicità e magia. Tutti applaudono Marco, Luca e Stefano, ma è come se applaudissero tutti i 27 giovani che in questo ultimo periodo sono passati per la Casa, rimettendosi in gioco. «Ho imparato a mettermi in discussione» - è un loro pensiero affidato alla penna - «Ho acquisito giorno dopo giorno la mia libertà nel cammino terapeutico», e ancora «Questa ormai è casa mia». (m.g.p.)