«Cuore di cane»: il musical pavese parte con gli applausi del Fraschini
PAVIA. Un pubblico tutto pavese quello che l'altra sera al Fraschini ha laureato con gli applausi «Cuore di cane», il nuovo musical targato Pavia. In platea c'erano i lettori che hanno vinto i 200 biglietti regalati alla città dalla Provincia Pavese e dall'Artistica di Lorenzo Vitali. Non è mancato all'appuntamento neppure il baritono Ambrogio Maestri al quale il musical è piaciuto molto: «Ho trovato le musiche appropriate. Si sentiva proprio la Russia in note. E' uno spettacolo interessante, molto fiabesco. Se ce ne fosse un altro, tornerei subito a vederlo anche perchè trovo che il musical sia la nuova lirica». Tra gli spettatori anche Marco Morandi arrivato per vedere i colleghi di musical: «Mi è sembrato carino. E sono convinto che dopo un po' di repliche diventerà ancora meglio». Soddisfatto del 'suo" «Cuore di cane» anche il compositore Roberto Negri: «Vederlo cosi, mi fa sorridere dall'inzio alla fine. Lo trovo attualissimo, soprattutto per quando riguarda le questioni dell'etica e dei trapianti. Ho cercato di rendere il romanzo di Bulgakov attuale anche musicalmente. Ho inserito temi tipicamente russi insieme a musiche più lombarde ed europee per ricollegarlo il più possibile all'oggi». Contento anche Andrès Villani che per 'Cuore di cane" ha messo insieme un'orchestra di musicisti tutti pavesi: «Mi pare che scorra, pur essendo alla prima rappresentazione. Sono soddisfatto sia dell'esecuzione e sia dell'uscita sonora. Anche se qualcosa da ritoccare c'è sempre».
Poteva sembrare un azzardo o un'operazione impraticabile, il travaso di 'Cuore di cane" non tanto in un meccanismo di spettacolo (peraltro già sperimentato), quanto in una riscrittura formato musical". In primo luogo, per la difficoltà connessa alla necessità di conferire autonomia teatrale ad un testo letterario tanto conosciuto e celebrato come questo, cosi poco propenso alla leggerezza da commedia; poi, per il denso impasto stilistico della pagina di Bulgakov, che passa in un lampo dal sarcasmo all'abbandono poetico all'esuberanza di tratto; infine, per la necessità di dover accontentare sia il gusto del pubblico sia il rigore dei puristi. Bisognava leggere e rileggere il libro, e quindi lavorare con estrema attenzione, in modo da non deludere le aspettative di nessuno. Insomma, si prospettava un intervento terribilmente rischioso. Ma se per il mondo viaggiano riduzioni di Hugo ('I miserabili"), Eliot ('Cats"), Shakespeare ('West side story"), Manzoni ('I promessi sposi")..., se gli americani con il musical hanno parlato del West e del Viet ('Miss Saigon"), perché non provarci? Ecco, allora, la versione 'pavese" basata sull'adattamento che Marco Daverio ha ricavato dal romanzo. Ed è un incontro legittimo, che non fa certo torto a Bulgakov. Del resto, ne mantiene il variare di situazioni, il mutare dei toni, l'incisività delle battute, i segni ironici. Certo, il fatto di averne sfumato la sostanza ideologico-politica (si accentuano, però, significati attuali e critici sulla responsabilità della scienza) e depotenziata la corposità drammatica a favore di un intrattenimento bonariamente satirico, provoca un'eccessiva semplificazione del tutto. Eppure, il risultato è gradevole. Anche perché il libretto è scritto come una sceneggiatura, per brevi sequenze, dove dialoghi e canzoni s'inseguono ad accompagnare una narrazione che scorre con ritmo serrato in un allestimento fluido, avvolgente e decisamente funzionale, di tangibile professionismo, costruito con fantasia fuori delle secche prestabilite del genere. Conseguentemente, questo 'Cuore di cane", nonostante assuma un andamento un po' da 'sceneggiato", dà molto alla platea: sequenze di efficace impatto spettacolare, ambienti e personaggi accuratamente definiti, punteggiature scherzose e grottesche, suggestioni diverse, luci e colori, emulsionati, secondo l'uso, con le note della pimpante orchestra 'in buca" diretta da Andrès Villani. Proprio come richiesto ad uno spettacolo che mira al successo. Il merito va alla regia di Bruno Fornasari, che conferma capacità inventiva e compositiva, all'ambientazione sobria di Clara Motta, ai costumi d'epoca di Attilio Carota ed in particolare alla colta e raffinata partitura di Roberto Negri, perfettamente atta, nel suo dispiegarsi da motivi scatenati a ballate malinconiche a temi popolari e patriottici in stile sovietico anni Venti, a descrivere con la musica atmosfere, pensieri, emozioni e ad accompagnare le coreografie di Stefano Bontempi, tra Moisseiev e Robbins, eseguite con energia da un gruppo di giovani performers appassionatamente impegnati.
Temperamento, scioltezza, sensibilità, Alessandro Balducci (prof. Preobrazenskij) e Andrea Lapi (Pallino) sanno essere, al tempo stesso, appaganti ed incisivi, citazioni dell'originale e disinvolte caratterizzazioni personali.
Convincono anche gli altri interpreti, cioè Umberto Terruso come professor Bormental, Nicola Stravalaci, il generale, Angela Demattè, la Zina, Dario Polmonari, Svonder, Cinzia Del Barba, Tatiana, e Dario Merlini, Fedor. (f. cor.)