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ROMA.Questa sera a Roma non apriranno molti cinema e i teatri rimarranno chiusi. Il Teatro Regio di Torino annulla la recita dell'Aida, mentre a Viareggio il Festival Puccini ha organizzato, sempre per oggi, una manifestazione lungo la passeggiata della città. Si tratta di alcune delle tante iniziative organizzate dai sindacati del settore dello spettacolo e della cultura per protestare contro i tagli previsti dalla finanziaria 2006 che - se dovessero essere confermati - rischiano di far perdere almeno 60 mila posti di lavoro.
La mobilitazione del mondo dello spettacolo è solo la punta di un iceberg molto più profondo. In tutti i settori del lavoro e dell'economia cresce infatti la tensione contro gli effetti di una finanziaria che si preannuncia molto più pesante di quelle degli anni precedenti. Ieri i sindacati confederali, che sono stati ascoltati dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, hanno presentato un documento unitario sulla manovra. Le critiche sono pesanti e circostanziate e in particolare i sindacati esprimono preoccupazione per la manovra-bis che potrebbe essere varata questa mattina dal Consiglio dei ministri e dal taglio dei posti di lavoro nel pubblico impiego. Secondo i calcoli dei sindacati sono infatti a rischio circa 95 mila collaboratori o persone assunte con contratti a termine. Nel documento si avanzano però anche proposte precise, come quella relativa alla tassazione delle rendite finanziarie oltre i 15 mila euro. La tassazione, dicono i sindacati, dovrà escludere il piccolo risparmio e prevedere una tassazione progressiva in ragione della durata dell'operazione finanziaria. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha cercato di mostrare la sua faccia più conciliante e ieri ha dichiarato la sua disponibilità a incontrare i sindacati.
Molti duri i giudizi della Cgil su punti specifici della manovra economica del governo. Per Achille Passoni, segretario confederale della Cgil, è un «atto gravissimo quello di tagliare il 50% delle risorse all'interno del Fondo nazionale per le politiche sociali del 2005, da trasferire alle Regioni». Passoni ricorda gli impegni presi in estate dal ministro del welfare, Maroni, che aveva parlato dell'erogazione dei 500 milioni mancanti. Erano - evidentemente - solo bugie, conclude il sindacalista della Cgil, che parla di «un atto spregevole, che si somma, tra l'altro, ai tagli del sistema socio-sanitario contenuti nella finanziaria 2006».
Invece di inventarsi improbabili tasse sul tubo, bisognerebbe tassare gli extraprofitti che faranno le grandi società energetiche, è invece una delle proposte lanciate ieri dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Nello stesso tempo, dicono sempre i sindacalisti, è assurdo e irresponsabile parlare di condono fiscale. «Solo l'aver annunciato e parlato di ipotesi di condono fiscale - ha spiegato ieri Epifani - ha già ridotto, per quel che ne sappiamo, il gettito fiscale atteso di queste settimane». Anche per Pezzotta i soldi si devono andare a cercare laddove sono. «Qualcuno i soldi in Italia ce li ha - ha detto - e dove si hanno i soldi, si vanno a prendere: serve equilibrio sulle risorse». Le proposte di Epifani e Pezzotta sono condivise anche da Angeletti, segretario generale della Uil, che punta sulla detassazione degli aumenti salariali.
(Paolo Andruccioli)