«Una terapia globale per cuore e reni»
PAVIA. Cuore e rene sono «legati a filo doppio». Ecco perché i cardiologi sono impegnati in prima linea, specialmente sul territorio, dove si gioca una sfida cruciale: quella della prevenzione del danno renale cronico e della cura precoce delle sue cause prevalenti: sindrome metabolica e diabete. Ne hanno discusso sabato 1 ottobre, alle porte di Pavia, i cardiologi dell'Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri, nel loro convegno regionale «Cuore e Rene». Sono 50.000 i pazienti nefropatici italiani (di cui più di 34.000 in dialisi) e oltre 6.000 ancora in attesa di ricevere un rene nuovo.
Molti di loro - avvertono gli specialisti lombardi dell'Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (Ance), riuniti sabato 1 ottobre al Castello di San Gaudenzio di Cervesina nel Convegno regionale «Cuore e rene» - sono anche affetti da una malattia cardiovascolare o metabolica. Il diabete e la sindrome metabolica (la condizione patologica che associa insulino-resistenza, obesità e ipertensione arteriosa) costituiscono ormai una vera e propria pandemia, che sta provocando un corrispondente incremento di nefropatie croniche e di ammalati in dialisi o in lista d'attesa per il trapianto di rene. «In Lombardia - spiega la dottoressa Giovanna Pantaleo, segretaria dell'Ance Lombardia - stando ai dati del Registro dialisi e trapianti della Società di Nefrologia, la prevalenza delle insufficienze renali nei pazienti affetti da malattie circolatorie e metaboliche è superiore al 60% e oltre il 17% è causato dal solo diabete di tipo II (il 2% in più che nel resto d'Italia)». Del resto una percentuale elevatissima di pazienti in stato di insufficienza renale cronica muore per problemi cardiocircolatori. «Cuore e rene sono molto legati - spiega la dottoressa Pantaleo - e le patologie che colpiscono l'uno finiscono spesso per danneggiare anche l'altro». Cuore e rene sono dunque legati a filo doppio. La ragione appare chiara se si pensa che l'unità elementare del rene, il glomerulo renale, non è altro che un capillare sanguigno avvolto su se stesso e i disturbi che coinvolgono l'apparato circolatorio, come l'ipertensione arteriosa, lo coinvolgono inevitabilmente. «Ecco perché cardiologi e nefrologi devono parlarsi di più», afferma la dottoressa Pantaleo. In questo quadro, il ruolo dello specialista sul territorio è decisivo. L'Ance Lombardia esorta tutti i medici del territorio, primi fra tutti i medici di medicina generale e gli specialisti nefrologi, a «vigilare sui fattori di rischio cardiaci e renali e sulla funzionalità renale dei propri assistiti. Variazioni anche piccole della quantità di creatinina nel sangue devono metterci in allarme». (s.re.)