Immobili della Chiesa esenti dall'Ici: si rinvia

ROMA. Salta (almeno per ora) l'esenzione dall'Ici per gli immobili della Chiesa. Il governo ha rinunciato al decreto legge sulle Infrastrutture, già approvato dal Senato, che contiene questa contestatissima norma. Lo ha comunicato nell'Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi spiegando che il governo rinuncia al provvedimento perché la Commissione Bilancio di Montecitorio non è stata in condizione di esaurire l'esame del testo, visto che il ministero dell'Economia non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste.
In considerazione della imminente scadenza del testo, dunque, l'unica soluzione è gettare la spugna. Adesso l'ipotesi è quella della riproposizione dei provvedimenti contenuti nel decreto (compresa la riforma dell'Anas) o in finanziaria o nel maxi-emendamento. La riforma dell'Anas, che porterebbe l'ente per le strade fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, incide per tre miliardi sui conti pubblici e alleggerisce il rapporto deficit-pil per circa lo 0,2-0,4%. L'esenzione Ici per gli immobili, anche commercialI, di proprietà della Chiesa, che sarebbe costata 300-350 milioni, sarà probabilmente riproposta ed estesa alle altre confessioni che abbiano un rapporto di tipo concordatario con lo Stato.
Il nuovo grattacapo per i conti pubblici arriva al termine di una giornata in cui le dure critiche di enti locali e sindacati alla finanziaria arrivano a ventilare iniziative comuni di protesta. I sindacati confederali hanno già deciso lo sciopero generale per il 25 novembre, ma ieri hanno annunciato ulteriori forme di protesta da organizzare insieme agli amministratori locali e in particolare ai presidenti delle Regioni. «Quella che è emersa dall'incontro con le Regioni - ha detto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani - è una preoccupazione comune sugli effetti di questa finanziaria, che saranno ben più pesanti di quelli che il governo cerca di minimizzare».
L'obiettivo di queste iniziative, ha spiegato poi Vasco Errani, che presiede la Conferenza delle Regioni, è quello di tentare di modificare sostanzialmente la legge finanziaria per il 2006. Errani ha spiegato che si tratterà di mobilitarsi su tre problemi di fondo: «Innanzitutto il patto di stabilità, poi i tetti di spesa e infine l'articolo 3 della finanziaria che impedisce di finanziare i privati». «Ci troviamo di fronte - ha precisato Errani - a un sostanziale blocco di forme di governo della spesa corrente, che mettono le Regioni di fronte a una situazione di reale insostenibilità».
Dal governo arrivano invece messaggi molto rassicuranti. Ieri Silvio Berlusconi ha spiegato che da quando c'è lui la spesa pubblica è cresciuta complessivamente dell'1,1% del Pil, mentre la spesa delle amministrazioni centrali sarebbe diminuita del 4,1%. Quella delle amministrazioni locali, al contrario, sarebbe invece cresciuta del 2,7%. Come dire: perché si lamentano questi amministratori locali? Il presidente del consiglio ha anche ripreso il suo cavallo di battaglia preferito: l'attacco agli sprechi, e in particolare agli sprechi dei Comuni. I dati in nostro possesso - ha dichiarato il premier - ci dicono che la finanziaria non incide sui servizi offerti dai Comuni. (p.a.)