Mori atleta 14enne, medico condannato
VIGEVANO. Emanuele Riva aveva 14 anni. Voleva diventare pilota d'aereo e giocava nella Viscontini Milano. E' morto la sera del 17 novembre 1999, stroncato da malore sul campo di via Valletta Fogliano poco prima che l'arbitro fischiasse la fine della partita Viscontini-Pro Vigevano. Per la morte di Emanuele è stato condannato a 4 mesi (con la condizionale) il cardiologo milanese Luigi Ronzoni, ma dovrà pagare anche la Figc (Federazione italiana gioco calcio).
Il giudice Piero Savani ha infatti riconosciuto ai parenti del ragazzo, costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Benedetta Guzzoni, il diritto al risarcimento del danno affermando anche la responsabilità civile del Centro di medicina dello sport 'Nuova decathlon srl" di Corsico e della Figc. I danni saranno liquidati in sede civile, ma il giudice ha disposto il pagamento di una provvisionale di 300mila euro per ciascuno dei genitori e di 150mila euro per la sorella di Emanuele Riva. «E' una magra consolazione - afferma l'avvocato Guzzoni - perchè niente potrà restituire Emanuele ai suoi cari, ma la famiglia ha avuto giustizia e speriamo che la sentenza serva da monito affinchè si svolgano con più scrupolo i controlli per accertare l'idoneità alla pratica sportiva».
L'autopsia aveva fatto risalire la causa della morte del giovane milanese ad una cardiopatia: un'ipertrofia miocardica biventricolare che aveva implicato un'aritmia maligna e il successivo arresto cardiocircolatorio mentre il ragazzo stava giocando a calcio. La patologia, secondo le accuse, avrebbe potuto essere diagnosticata se il giovane fosse stato sottoposto ad accertamenti più approfonditi. Invece, dall'elettrocardiogramma effettuato dal cardiologo Ronzoni non era emersa alcuna anomalia e, sulla base di quegli accertamenti, era stata certificata l'idoneità del giovane alla pratica sportiva. Ronzoni è stato condannato per omicidio colposo a 4 mesi: otto mesi in meno di quanto richiesto dal pubblico ministero Rosa Muscio. Il difensore del cardiologo, l'avvocato Antonio Ranieli, aveva invece chiesto l'assoluzione perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato. «Il medico - aveva detto il legale - non può essere responsabile perchè, nel momento in cui era stato effettuato l'elettrocardiogramma, non erano emerse anomalie e inoltre non è il cardiologo a dare l'autorizzazione: spetta ad altri l'ultima parola per dichiarare l'idoneità alla pratica dello sport». Ma accanto al responsabile penale, sono stati individuati altri responsabili civili: il Centro di Medicina dello sport 'Nuova Decathlon", che si è costituito in giudizio, e la Federazione gioco calcio che, pur non essendo intervenuta al processo, è stata ritenuta civilmente responsabile per il risarcimento dei danni.