Sagrato conteso, ecco l'accordo
CHIGNOLO. Una decisione salomonica ha fatto tornare la pace sul sagrato della chiesa di San Lorenzo Martire, a Chignolo, e ha riportato la serenità nei rapporti tra Comune e Chiesa. Oggetto del contendere era il sagrato medesimo. Autorità civile e autorità religiosa ne rivendicavano rispettivamente la proprietà. Parroco e sindaco, non trovando un accordo, si rivolsero al giudice civile: il primo assistito dall'avvocato Girolamo De Rada, il secondo rappresentato dall'avvocato Martino Colucci.
Ora, dopo alcune udienze davanti al giudice Marcella Frangipani, le due parti hanno deciso di 'transare", ossia di trovare una soluzione che soddisfi entrambi senza la necessità di arrivare a una sentenza. I termini dell'accordo, molto sinteticamente, sono questi: il Comune si impegna a riconoscere la proprietà del sagrato in capo alla Chiesa, la Chiesa concede al Comune una servitù di uso pubblico e di passaggio pedonale. Una specie di 'concordato" post litteram, con il quale si dovrebbe mettere la parola 'fine" alla disputa.
Il processo è andato avanti per alcuni mesi. A promuoverlo, nel 2004, fu il parroco di Chignolo. Per mezzo dell'avvocato De Rada reclamò il diritto di proprietà unico ed esclusivo sul sagrato. Tra le motivazioni, citò alcuni passaggi storici. La costruzione sull'area di un ossario, risalente al 1775, poi sostituito nel 1934 da una cappella esagonale destinata a Battistero. E anche una dichiarazione del podestà risalente al 14 dicembre 1936 con la quale si decideva di contribuire ai lavori per la sistemazione della piazza del monumento ai caduti, «lavori fatti eseguire dalla fabbriceria della chiesa, essendo (la piazza ndr) di sua proprietà». La replica del Comune fu affidata agli atti prodotti dall'avvocato Colucci.
Il legale evidenziò il fatto che, a catasto, l'area era definita come «piazza comunale avanti la chiesa di San Lorenzo». Aggiunse che il Comune aveva da sempre provveduto alla manutenzione dell'area e concluse sostenendo che, in ogni caso, la proprietà avrebbe dovuto essere riconosciuta al Comune per usucapione; per più di vent'anni, infatti, lo stesso ente si era comportato come se fosse a tutti gli effetti il proprietario. Vi fu una controreplica della Chiesa. L'avvocato De Rada ricordò che alla manutenzione, curata dal Comune, avevano comunque sempre concorso anche i parroci e che il sagrato va ritenuto parte integrante dell'edificio di culto, in quanto molte cerimonie si aprono all'esterno rispetto a quanto avviene nelle navate. Anche la presenza del monumento ai caduti fu al centro della discussione. Il Comune ne citò la presenza sul sagrato a testimonianza della 'laicità" del medesimo; la Chiesa rispose che, sino al 1934, il monumento era in un'altra posizione. Queste, sempre in sintesi, sono le argomentazioni con le quali le due parti si sono fronteggiate davanti al giudice civile. Alla fine si è deciso di giungere a una transazione. Alla Chiesa va il diritto alla proprietà, al Comune va il diritto di esercitare una servitù sul sagrato.