Truffatrice con il nome della cognata


PAVIA. Era riuscita a sostituirsi alla cognata e, utilizzandone il nome, aveva stipulato un contratto per l'acquisto di una Bmw da 41.000 euro e noleggiato una Opel 'Astra". Maria Debora Beolchi, 34 anni, residente a Pavia è stata condannata a due anni e a 600 euro di multa.
La vicenda risale al dicembre 2002. Maria Debora Beolchi era cognata di una donna residente a Santhià, in provincia di Vercelli. Si presentò ai carabinieri della città piemontese dicendo di avere smarrito i documenti di identità. Ma, al militare di turno, diede il nominativo della cognata. Conoscendone poi il codice fiscale, si procurò copia di una domanda di iscrizione al registro delle imprese e copia del certificato di attribuzione del codice medesimo. Con tali documenti, e sempre presentandosi con il nome della cognata, apri un conto corrente a una filiale della Cassa di risparmio di Genova e ottenne il libretto degli assegni. Subito dopo, il 7 dicembre 2002 entrò nella filiale Bmw «Castelli e Carteni» di Pavia e firmò un contratto per l'acquisto di una vettura da 41.000 euro. Siccome il modello scelto non era al momento disponibile, chiese di essere accompagnata a un'agenzia per il noleggio delle auto. La condussero alla «Europcar» di Pavia, dove firmò un assegno da 599 euro per il comodato di una Opel «Astra».
Tutto questo castello di finzioni crollò per una serie di motivi. Innanzi tutto, quando il noleggiatore mise l'assegno all'incasso verificò che era scoperto. L'auto non era stata restituita, per cui telefonò al nome che gli era stato lasciato, ossia quello della cognata dell'imputata. Da qui scaturirono una querela per truffa (del noleggiatore) e una per sostituzione di persona (della cognata). Nel frattempo, Maria Debora Beolchi aveva avuto un incidente in Valle d'Aosta, alla guida della Opel noleggiata. Ai carabinieri che intervennero diede il nome di sua cognata, al pronto soccorso forni un'altra identità. Ma i carabinieri, venuti a conoscenza della querela per sostituzione di persona, appurarono la sua vera identità. La trentaquattrenne venne cosi rinviata a giudizio con le accuse di sostituzione di persona, truffa e falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico.
Al processo era difesa dall'avvocato Paolo La Bollita. Il Pm, Antonella Santi, aveva chiesto 2 anni e 2.000 euro. Il giudice ha inflitto 2 anni, 600 euro e ha condannato l'imputata a pagare 20.000 euro, a titolo di danno, alla parte civile. Ossia l'ex cognata.

Fabrizio Merli