LA MALINCONICA RESA DI MARCO IL MODERATO
Gli aveva detto in faccia e davanti a tutto il paese: tu non sei il migliore per noi, non sei la guida giusta del centrodestra. L'altro gli aveva risposto, giorni dopo e di rimbalzo: ti fai male da solo. Avevano ragione entrambi, Follini a indicare, chiamare per nome il vero problema per chi la pensa come lui. Berlusconi a pronosticare come sarebbe andata a finire. Infatti Follini si è fatto male, da solo e con qualche robusto aiuto esterno.
Come la pensa Follini lo dice da anni: voleva una politica dell'immigrazione meno feroce verso gli extracomunitari e più realistica verso l'economia che ne ha bisogno. Cercava una politica fiscale meno indulgente verso i ricchi e chi il fisco lo elude. Chiedeva una politica istituzionale meno violenta e partigiana in tema di giustizia, devolution, assetto dello Stato. Insomma, un conservatorismo moderato. Ma si è sempre trovato in minoranza, nella Cdl e anche nella società italiana dove i moderati sono minoranza e pure spesso silenziosa. Né la Lega, né An, tanto meno Forza Italia parlano e praticano un conservatorismo moderato: in questo campo Follini poteva solo avere la scomoda e in fondo petulante parte del grillo parlante. E l'altro campo, quello del centrosinistra, era e resta per Follini impraticabile. Per anni, ripetutamente, Follini è sempre arrivato allo stesso angolo stretto: o chinare il capo e adattarsi al centrodestra che c'è, oppure rompere l'involucro e l'alleanza. Ha chinato il capo, per l'ennesima volta.
E poi non era e non è l'Harry Potter della politica, Follini non fa magie e non vince mai miracolosamente. Si è impiccato alla corda che aveva portato per legare le mani a Berlusconi: la legge elettorale proporzionale. Ora l'avrà quella legge, ma non quella che voleva e comunque non servirà a quel che voleva: rendere meno assoluta la «monarchia» berlusconiana. Tutt'altro, Berlusconi è stato cosi abile e forte da incartare dentro la confezione della nuova legge una sua rinnovata condizione imperiale rispetto agli alleati. Talmente forte da non risparmiare a Follini neanche la pubblica presa in giro, lo scherno del Follini «con la passione della politica, l'unica». Come a dire, pover'uomo.
Perchè a Berlusconi hanno detto si Fini, Bossi e pure Casini e pure la platea e il loggione di deputati e senatori. Perchè, come giustamente si diceva una volta dei regimi comunisti, il centrodestra italiano non è riformabile. Produce ogni giorno un paese distorto e deforme. Solo ieri un ministro, Maroni, che lamenta il documento di Palazzo Chigi sul Tfr scritto sotto dettatura delle compagnie di assicurazioni. Una sentenza che, a norma di legge, autorizza a truccare le firme elettorali pagando duemila euro di multa. Un premier che si impegna a conservare a Bankitalia il controllo della concorrenza bancaria, insomma Fazio ha sbagliato solo a farsi intercettare. Questo, ogni giorno, è quel che Follini voleva raddrizzare. Nessuna sorpresa si sia abraso, contuso, lussato e perfino spezzato le dita.