Bush ha deciso: schiererà i soldati contro l'influenza
WASHINGTON.Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha scoperto una nuova crociata: la guerra al 'virus dei polli". E come ha sempre fatto in questi casi, dal terrorismo agli uragani, la sua prima reazione è quella di chiamare in causa i militari: la Casa Bianca intende affidare ai soldati il compito di intervenire, nel caso di una micidiale epidemia del virus, per isolare e mettere in quarantena i residenti delle aree colpite. Solo il Pentagono ha le forze ed i mezzi necessari per 'chiudere a chiave" una parte del territorio americano. «Una cosa è isolare i passeggeri di un aeroplano - ha spiegato Bush, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, dove ha dedicato una quantità insolita di tempo al problema - altra cosa è impedire alle persone di recarsi in una zona e rendere operativa una situazione di quarantena». E' uno scenario che mette i brividi a molti americani. Non solo per i rischi di una devastante epidemia ma anche per quelli di un paese in mano, in alcune aree, ai militari. E' stato un briefing a porte chiuse, la scorsa settimana alla Casa Bianca, da parte del ministro della sanità Michael Leavitt ad aprire gli occhi a Bush sul pericolo di una epidemia mondiale innescata da una mutazione del virus dei polli, in grado di consentire la trasmissione da persona a persona (finora le 65 vittime umane sono state contagiate da contatti diretti con volatili). Bush ha scoperto di non avere un piano pronto per fronteggiare un'epidemia del genere (non esiste ancora un vaccino) e i democratici hanno già preso la palla al balzo manifestando in una lettera alla Casa Bianca, firmata da 32 senatori, «grave preoccupazione per la impreparazione della nazione ad una epidemia del virus dei polli». Il presidente, reduce dalla cattiva figura dei soccorsi tardivi alle vittime dell'uragano Katrina, è partito lancia in resta per fronteggiare questa nuova minaccia. «Il Pentagono è l'organizzazione in grado di intervenire rapidamente e aiutare a stabilizzare la situazione nel caso di un evento catastrofico - ha detto il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan - come un attacco terroristico, un disastro naturale come l'uragano Katrina o una epidemia mondiale». Il Dipartimento di Stato ha annunciato una conferenza internazionale, con la partecipazione di almeno 65 paesi, a Washington per discutere le iniziative da adottare, soprattutto a livello di prevenzione, per combattere questa potenziale epidemia. Il ministro Leavitt si recherà la prossima settimana nei paesi asiatici più esposti ad una incubazione e diffusione del virus (dai sintomi iniziali simili all'influenza) come Thailandia, Vietnam, Laos e Cambogia, per discutere un coordinamento della sorveglianza sanitaria ed un pronto isolamento delle persone colpite. «In questo momento nessuno al mondo è pronto per affrontare un'epidemia del genere», ha detto Leavitt. Nel suo briefing il ministro aveva spiegato che l'esplosione della epidemia in America potrebbe causare due milioni di morti.