La fila dei poveri si allunga
VOGHERA. La «Casa del pane», la mensa dei poveri gestita dallo Zanaboni, rischia di chiudere. In via Cagnoni, mezzogiorno e sera, si mettono in fila cinquanta persone: il triplo rispetto a un anno fa. Il 16 marzo il presidente dell'ente Giovanni Pavesi, aveva fatto appello alle istituzioni. Da allora nessuno stanziamento del Comune, nonostante l'interessamento dell'assessore ai Servizi sociali.
Pavesi non ne parla, preferisce guardare al presente: «Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione con l'Amministrazione Torriani, adesso siamo di fronte a un vicolo cieco. Tra poco non saremo più in grado di far fronte alle ingenti spese della Casa del pane». Una delle Onlus più grandi della provincia, con oltre un secolo di storia alle spalle, è messa in ginocchio dall'esplosione della povertà. Ad appostarsi a pochi passi dalla porta della mensa, aperta 365 giorni l'anno, si nota come sia cambiato il volto del «povero»: ci sono gli extracomunitari, ma non mancano pensionati vogheresi che faticano ad arrivare a fine mese. Lo Zanaboni, oltre alla mensa, ha altre due anime: casa di riposo (Rsa) e asilo notturno maschile. Il progetto presentato alla fondazione Cariplo per finanziare, almeno in parte, la creazione di un reparto femminile non è stato accolto. Ma a preoccupare, nell'immediato, è soprattutto il numero dei pasti serviti: «Il personale di cucina - ricorda Pavesi -, a differenza di quanto avveniva fino allo scorso anno, fa un turno di lavoro appositamente per soddisfare le richieste dei poveri». «Ormai - spiega ancora Pavesi - per sfamare gli avventori della Casa del pane dobbiamo suddividerli in tre tornate: nel locale adibito al servizio non abbiamo, infatti, posti sufficienti». La media giornaliera dello scorso anno era di 30 pranzi caldi completi e 35 cene al sacco. Oggi siamo a quota 50 e 50. L'ente di via Cagnoni aveva distribuito in un anno quasi 11 mila pasti: a fine 2005 potrebbero essere triplicati. A ciò si aggiunga che il Comune non è proprietario né di un dormitorio notturno, né di una mensa. E neppure di un centro di prima accoglienza ipotesi bocciata nell'ambito dell'appuntamento referendario sul caso campo nomadi. Intanto le casse dell'istituto sono al lumicino. «Vista la nostra politica volta a contenere le rette, non ci sentiamo di gravare sugli ospiti della casa di riposo». Nemmeno la preziosa opera dei sempre più rari benefattori può bastare: «Le donazioni - conclude il presidente - hanno andamento intermittente. Confidiamo ora nelle istituzioni per dare una risposta a chi ha bisogno».
Emanuele Bottiroli