Bush parla di progressi, i morti Usa aumentano

WASHINGTON.Le somme di morte della guerra in Iraq non frenano l'offensiva della retorica del presidente George W. Bush, che cerca di risvegliare nell'opinione pubblica il sostegno al conflitto. In una conferenza stampa, Bush dice che negli ultimi 12 mesi l'Iraq ha fatto «progressi sostanziali» anche dal punto di vista della sicurezza. Il presidente dà però cifre che contrastano con quelle fornite dai suoi generali: 80 battaglioni iracheni - dice - lavorano accanto alle truppe della coalizione, 30 hanno il controllo delle operazioni loro affidate. La scorsa settimana il generale George Casey ha invece riferito che solo un battaglione iracheno è pronto a essere schierato in prima linea.
Il pallottoliere della morte indica poi che il numero dei militari americani uccisi in Iraq dall'inizio della guerra ad opera di iracheni ha superato i 1.500. Le perdite americane complessive, comprese le vittime di incidenti e fuoco amico, è però di circa 1.940.
Intanto l'Onu lancia un allarme sulla regolarità del referendum del 15 ottobre in Iraq sulla nuova Costituzione: le modifiche alle regole che l'Assemblea nazionale, controllata dagli sciiti, s'accinge a varare non rispettano gli «standard democratici internazionali», dice l'Onu. I leader sunniti minacciano di boicottare la consultazione, perché gli sciiti vogliono rendere impossibile respingere la Costituzione: per farlo, ci vogliono i due terzi dei votanti in tre delle 18 province irachene; ma gli sciiti vogliono sostituire a «votanti» «aventi diritto al voto». In più, c'è tensione fra il presidente Talabani (curdo) e il premier sciita Ibrahim al-Jafaari.