«I nipoti sono i miei veri campioni»
PAVIA. Presiede il «Pavia calcio», ma la vera squadra di Dino Calisti è un'altra: un mini-team di sei campioni dei 4 anni ai 32. Elegante e misurato quando si parla del 'suo" Pavia, Calisti invece si lascia andare a tenerezze ed entusiasmi se gli si chiede dei suoi nipoti, facendo capire che l'essere nonno è un qualcosa che gli piace davvero e che gli tocca il cuore. Una testimonianza che ben interpreta i sentimenti dei tanti che domenica saranno i protagonisti della festa dei nonni. In un lampo il costruttore pavese sciorina la sua formazione preferita: Christian (32 anni) Cecilia (25), Amedeo (10), Almirena (5), Ginevra (15) e Gianmaria (10). «Avere dei nipoti è una bella cosa - dice - ma l'effetto che mi fa non so descriverlo. Posso dire che sono dei ragazzi belli e bravi: il resto è tutta vita»
Inutile chidergli se c'è un nipote a cui si sente più legato: «E' come dire se si vuole più bene alla mamma o al papà. Ci sono ricordi e cose di ciascuno che ho nella mente. Penso alle letterine che i piccoli hanno scritto a me e a mia moglie: quelle le ho davvero nel cuore. E poi, ogni giorno c'è qualcosa di nuovo: i miei nipoti sono sempre qui e la domenica li ritrovo tutti allo stadio». E li i nipoti si fanno sentire: la più piccola, un paio di partite fa, non appena ha visto il presidente Calisti arrivare, ha iniziato a tifare per lui al grido di 'Nonno Nonno". Hanno una vera passione per nonno Dino. E se a dirlo è la moglie le si può davvero credere: «Io li ho qui tutti i giorni e, quando c'è da sgridare, sgrido, ma con mio marito è proprio una cosa diversa: non appena lo vedono, gli corrono incontro, lo abbracciano». Insieme si divertono («Soprattutto partite a carte, adorano 'Rubamazzetto" e io li lascio anche barare») ma non giocano a pallone «anche perchè non vedo nessun calciatore tra di loro, solo tifosi». Discussioni su quanto il nonno decide per il «Pavia calcio» non ce ne sono mai state: «Siamo tutti solidali. Del resto nello sport, e specialmente nel calcio, sono tutti un po' poeti. Non si può dire niente: bisogna capire. Il calcio lo giocavo anch'io. Ho iniziato presto e smesso altrettanto presto perchè avevo altri interessi. Beh, tutte le parole che dicono sugli spalti non contano: bisogna essere in campo per comprendere, bisogna sentirsi le gambe e la testa. E poi non penso che le sfuriate facciano bene, ci vuole rispetto». Anche con i nipoti? «Noi nonni diamo l'esempio, ma non abbiamo l'obbligo di educare e quindi possiamo non vedere altro che la felità dei nipoti. E' più semplice fare il nonno: il padre deve essere più burbero, deve dare più regole, anche se con i miei figli c'è sempre stato un rapporto bello e giusto, ma c'erano dei doveri da rispettare, si stava in ansia per loro».
Follie per i suoi nipoti, Calisti dice di non averne mai fate: «Solo cose semplici che sono la vita. Cose che, forse, se uno ci pensa sono quelle che restano di più». (l.l.)