L'intuizione di Cesare Molina: l'unione tra le associazioni
Questa sera all'Auditorium Mussini di viale Libertà si celebra il ventennale del Coordinamento Volontariato di Vigevano. Sarà un momento di festa, ma anche di riflessione. Un'occasione per cogliere il cammino che il volontariato vigevanese ha compiuto, tra luci e ombre, in questi ultimi venti anni.
E un modo per ricordare la figura di Cesare Molina, medico, psicologo e dirigente della Sanità Locale, scomparso prematuramente nel settembre del 1994. Della necessità di un coordinamento tra le associazioni di volontariato egli era stato il primo ispiratore.
Io lo avevo conosciuto sul finire degli anni '70. Eravamo colleghi alla Usl. Pur venendo da storie personali differenti, c'erano importanti punti di contatto che ci hanno permesso di conoscerci meglio e di diventare amici. Io ero reduce dalle esperienze nei movimenti politici di base che avevano caratterizzato il decennio precedente e mi aprivo allora all'interesse per la psicoanalisi.
Cesare, da sempre impegnato nell'associazionismo cattolico, aveva fatto notevoli esperienze nel campo della psicologia dell'organizzazione.
Era entrato in contatto con il lavoro pionieristico di Adriano Olivetti e aveva collaborato con esperti del calibro di Cesare Musatti, Franco Fornari, Enzo Spaltro. Tratto distintivo di Molina era una profonda competenza nella sua materia unita ad una invidiabile modestia, qualità che ne facevano una persona cordiale e affabile nel contatto umano ma anche rigorosa nel lavoro e nell'impegno civile.
Anche il volontariato per lui era soprattutto questo: simpatia umana insieme a impegno e senso di responsabilità civile, condivisa dal maggior numero di persone possibili. E' un'intuizione forte quella che sta alla base della nascita del Coordinamento Volontariato. Per Molina le Associazioni dovevano costruire momenti di collegamento e di collaborazione non solo per esercitare una più efficace pressione di stimolo agli Enti Pubblici, ma soprattutto per rendere più forte, visibile, incisivo il messaggio implicito nell'attività di volontariato. Molina era per un volontariato che sa coniugare la pratica quotidiana di aiuto agli altri con valori alti, come la giustizia sociale, la pace nelle relazioni tra i popoli, la fraternità tra gli esseri umani e con le altre creature.
E oggi? L'ispirazione di Molina è ancora di grande attualità, pur con le luci e le ombre che hanno caratterizzato questi ultimi venti anni.
Alcune associazioni hanno attraversato crisi, altre sono nate. Si sono affacciati prepotentemente sulla scena del volontariato alcuni soggetti, come gli anziani. Pensiamo a due realtà di Vigevano che ormai coinvolgono attivamente parecchie centinaia di persone, l'Auser e l'Università della Terza Età. Ultimamente sembra che anche i giovani si avvicinino di più al volontariato, soprattutto in un certo tipo di associazioni, che uniscono l'impegno concreto qui e ora con un orizzonte ideale di miglioramento della vita in tutto il mondo.
Sono le associazioni che si occupano di cooperazione internazionale, di diritti umani, di ambiente. Questo era il sogno di Molina.
Non un volontariato di pochi, rivolto a gruppi ristretti di persone bisognose, ma un volontariato di tutti, espressione della responsabilità civile che ciascuno dovrebbe sentire nei confronti della collettività. Tutti dovrebbero avere la possibilità di rendersi utili agli altri, anche chi, come le persone colpevoli di reati ed emarginate dalla società, potrebbero riparare ai torti che hanno inflitto svolgendo attività di aiuto agli altri. E' proprio di ieri la notizia che per la prima volta una nuova legge ha trovato applicazione a Vigevano. Essa permette che un condannato per i reati meno gravi possa espiare lavorando gratuitamente per un certo tempo presso un'associazione. Sta alle associazioni adesso cogliere questa opportunità di contribuire alla pacificazione sociale.