Dostoevskij fra pietà e ironia
E' abbastanza raro. Ma non mancano le trasposizioni sceniche del romanzo di Dostoevskij 'Delitto e castigo", che, peraltro, si presta a vivere anche sul palcoscenico per l'intensa teatralità, che sgorga naturalmente, come una sostanza misteriosa, dalla sua struttura appoggiata sul grande monologo interiore del protagonista. Tormentato da una esasperata sensibilità, per procurarsi i soldi necessari a terminare gli studi e togliere dalla miseria la madre e la sorella Dunja, che dalla provincia gli manda i soldi per mantenerlo negli studi, Raskolnikov decide d'uccidere una vecchia usuraia: a studi ultimati si sarebbe dedicato al bene dell'umanità e cosi avrebbe riparato al delitto. In realtà, però, più che da ragioni umanitarie, lo studente è mosso dall'idea che un uomo come lui, d'intelligenza superiore, sia un eletto e dunque indipendente dalla morale comune, libero di compiere qualsiasi gesto che egli creda positivo. Tuttavia, la sua intelligenza non riesce a tener conto dell'imprevedibile: uccide, infatti, una sordida usuraia, ma è costretto ad uccidere anche una testimone innocente del delitto, la mite sorella della vecchia. Raskolnikov considera subito il suo orribile gesto uno sbaglio. Compiendo come un automa una serie di gesti insensati, finisce col mettere sulle proprie tracce il giudice che indaga per scoprire l'assassino. Quella Pietroburgo che Raskolnikov percorre nel suo delirio, è una città ridotta a un solo quartiere, in cui abitano tutti i personaggi, può essere assimilata a un grande palcoscenico. E' un luogo astratto ed emblematico, un crocicchio di angosce dove ci si incontra di continuo; e si origlia, ci si spia, ci si controlla, dove al tema centrale di Raskolnikov se ne intrecciano una infinità di altri: quello di Sonja, la piccola prostituta-angelo che seguirà il protagonista in Siberia, dopo che egli avrà confessato il suo delitto; e, collegato a quello di Sonja, il grande tema della miseria e della abiezione di Marmeladov e di sua moglie, Katerina Ivanovna; il tema esistenziale di Svidrigailov, cinico ma tragico; il tema della famiglia del protagonista, la madre e la sorella, tema legato a quelli di Svidrigailov e dell'ambiguo Luzin; il tema del giudice istruttore Porfirij, grande ragno che tesse la sua trama con apparente bonomia ma lucida intuizione, intorno all'indiziato Raskolnikov; il tema dei diseredati e degli pseudorivoluzionari, nel primo dei quali Dostoevskij esprime, attraverso i comportamenti del suo eroe, una profonda pietà umana e cristiana, mentre scarica nel secondo la sua ironia satirica, la sua polemica ideologica.
DELITTO E CASTIGO di Fiodor Dostoevskij con Roberto Sturno, Glauco Mauri; regia di Glauco Mauri (7-9 febbraio 2006).