Un esercizio pericoloso


N ell'Unione, più nota come centrosinistra, è in corso un esercizio pericoloso, da scongiuri: a chi di quelli che bussano alla porta va aperto e a chi va detto invece no, tu no? Esercizio che comporta una perdita d'immagine, porta allo scoperto intolleranze, tracotanze, incompatibilità. Esercizio che sconta il vendersi la pelle dell'orso elettorale prima di averlo catturato. Esercizio che distoglie, offusca, avvelena.
Si possono invocare e applicare regole. Di buon senso: porte chiuse a chi non porta voti, ma recapita solo se stesso sul carro dei presunti vincitori. Di buon gusto: no a chi si è distinto per anni a demolire l'identità politica, programmatica e culturale del centrosinistra. Di ragionata misura: a chi pure viene accolto niente collegi garantiti ma neanche quelli persi in partenza, collegi «di frontiera» invece.
Ma le regole non bastano, non danno risposta a questioni politiche e non comportamentali. Politica è la questione dei radicali: sull'economia e sulle scelte internazionali i radicali sono lontani dal minimo comun denominatore dell'Unione, mentre sui diritti civili potrebbero esserne all'avanguardia.
Quindi, dentro o fuori per la loro «lontananza»? Se il criterio è quello della distanza relativa tra componenti dell'Unione, allora i radicali possono stare dentro una coalizione che non espelle dal suo raggio neanche i no global.
Viaggia in tandem poi con la questione radicale quella socialista: la possibilità di una lista e di una forza socialista collocata autonomamente a sinistra. Se il metro è quello di questa possibilità, allora la nascente alleanza tra radicali e socialisti deve stare dentro l'Unione.
E centristi che volessero cambiar schieramento? Nessun serio criterio politico dovrebbe portare a dire di no. L'Udeur di Mastella sta li per questo e anche la Margherita. Meglio insomma un centrista opportunista accolto, che cento convinti della impraticabilità dell'attuale centro destra e nonostante ciò respinti alla porta.
Opposto il caso di eventuali migranti da Forza Italia: la natura e la prassi del partito del premier escludono che chi vi ha militato finora cerchi altro che tornaconto personale.
C'è infine un codice etico cui ispirarsi? Forse si, minimo e massimo: nessun inquisito o anche arricchito dalla politica in lista. Infine un pizzico di cinismo: qualche no non guasterà all'immagine, renderà più agevole qualche utile e meditato si. Ma dentro l'Unione purtroppo spesso i veti incrociati nascono da interni equilibrismi. Se il centro rafforza il centro del centrosinistra, allora la sinistra perde peso relativo e viceversa.
Raccontava ieri Berlusconi una barzelletta: il centrodestra ha portato l'Italia sull'orlo del baratro, il centrosinistra si impegna a farle fare un passo avanti. La battuta può avere successo, poggia su un rischio reale, è un fuocherello maligno che l'Unione dovrebbe spegnere con altri e diversi esercizi e trastulli dal chi sta dentro e chi sta fuori.

Mino Fuccillo