Novità per risparmio e imprese
ROMA. La Finanziaria 2006 verrà svelata ufficialmente stasera alle 19,30 a Regioni ed Enti locali, alle 21 toccherà alle parti sociali (sindacati e imprenditori). Giovedi varo in consiglio dei ministri e invio al Senato dove la manovra potrebbe approdare in commissione Bilancio già da lunedi prossimo. «Siamo in ritardo», dice Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria. Berlusconi vede Tremonti, poi Tremonti si incontra con Maroni, prima, e Fini e Alemanno in serata. «In Finanziaria - dice il ministro delle Politiche agricole - ci saranno segnali contro la speculazione».
La frase, tradotta, significa tassazione delle rendite finanziarie che si producono con acquisti e cessioni di titoli di carattere speculativo. «Quello che si è visto sui giornali questa estate, tanto per capirci», aggiunge Alemanno. L'ipotesi è una tassazione al 23% «salvaguardando i piccoli risparmiatori». O con una franchigia, o con un'attenzione particolare alla durata degli investimenti. Stessa attenzione sarà necessaria per gli investimenti finanziari delle imprese.
Quello che mostrerà oggi il governo non sarà, però, l'intero corpo del provvedimento. Ci saranno le cifre cosiddette macroeconomiche (c'è attesa per il rapporto deficit-Pil tendenziale del 2006), ci sarà l'entità della correzione chiesta da Bruxelles (11,5 miliardi), ci saranno le direttrici delle azioni per lo «sviluppo», prima di tutto il taglio dell'Irap.
Il governo sembra orientato a dividere la manovra in due tronconi ben precisi. La parte del «rigore», taglio del deficit, nella Finanziaria vera e propria, magari presentata come «blindata, inemendabile» (vecchio cavallo di battaglia del ministro Tremonti), con tagli della spesa strutturali come chiede Bruxelles (lotta all'evasione e taglio delle spese di pubblica amministrazione ed enti locali).
Le misure per lo sviluppo, invece, in un collegato, magari da far convergere in un maxiemendamento in seconda lettura, alla Camera, come già accadde due anni fa. E qui potrebbero trovare posto fra le coperture anche misure una tantum in testa alle quali si trova l'«accertamento con adesione» proposto da Maurizio Leo, fiscalista di An, che riguarderebbe il 2003-2004 e che potrebbe portare 2-3 miliardi.
«Abbiamo bisogno di avere meno Irap, non solo perché ce lo chiede l'Europa, ma perché è una tassa ingiusta», dice Montezemolo che chiede anche «una riforma della burocrazia che sta soffocando le imprese».
Dei danni dell'Irap dà una bella spiegazione Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Autostrade: «Una tassa che paga chi produce, non chi acquista. Dalla quale è esente la merce che arriva dall'estero».
Sull'Irap il governo sembra orientato a un cambio di strategia, puntando più su piccole e medie imprese e agendo sugli oneri sociali. Fra le misure di uscita si fa strada (costo 800 milioni) la possibilità di portare le pensioni minime a 600 euro. Un miliardo, poi, potrebbe essere destinato alle famiglie con un avvio del quoziente famigliare e l'aumento delle indennità di disoccupazione.
Le misure per pensioni e famiglie potrebbero arrivare dal miliardo previsto dal taglio dei costi della politica (stipendi dei parlamentari in testa). Il bonus di 200 milioni per le famiglie disagiate tartassate dal caro-petrolio, invece, potrebbe arrivare per decreto legge prima di Natale.
Fra le misure di entrata prevista una ministangata sulle seconde case con il passaggio dal 20 al 30% del moltiplicatore usato ai fini del calcolo di imposte catastali, immobiliari e di registro delle case.
Stretta anche sui notai e le agenzie immobiliari che non denunciano il reale valore delle abitazioni. Prevista una tassa di 500 euro per i ricorsi a Tar e Consiglio di Stato.