San Giacomo, un gioiello
L a sagra che si festeggia a Belgioioso in questi giorni diventa anche un modo per conoscere i luoghi attorno a questa località che dista solo pochi chilometri da Pavia. Uno di quelli più importanti anche se meno noti è l'Oratorio di San Giacomo della Cerreta. Sono davvero molto poche le notizie che si hanno dell'Oratorio di San Giacomo della Cerreta, che si trova presso il paese di Belgioioso.
Si tratta di una originale e interessante chiesetta che ha una storia molto particolare. Se oggi non è molto conosciuta, in realtà nel Medio Evo si trattava di tutt'altra cosa. Essa non venne costruita per voto o per vanto di qualche Signore o Signorotto locale, ma risulta piuttosto essere collegata con quelle manifestazioni ideali e ricche di storia e di fede che sono stati i pellegrinaggi. Non si dimentichi che Pavia ed il suo territorio furono punto obbligato dei pellegrini ed in particolare dei pellegrini romei. La strada che questi pellegrini compivano rientrava nei percorsi che rasentavano Pavia ed in particolare quella località chiamata San Giacomo. La prima volta che viene nominato l'Ospedale della Cerreta in Porcara risale al 1200. E non molto distante da questo luogo sorgeva (e sorge) il castello di Belgioioso. Ora che il luogo chiamato Cerreta equivalga all'attuale Oratorio di San Giacomo è confermata da una espressione dello storico Bossi. E la storia prosegue indicando che nell'anno della pestilenza a San Giacomo, passato sotto la parrocchia di Belgioioso, venne bendetto con solennità dal Curato Antamori un cimitero ora scomparso che si estendeva a nord della chiesa presso la porta piccola.
Entriamo ora nel dettaglio di questo oratorio di San Giacomo della Cerreta, come ce lo descrive lo storico Hermes Balducci nel libro omonimo con prefazione del Prof. Comm. Pietro Vaccari. La chiesetta consiste in un solo e vasto ambiente di pianta rettangolare e piuttosto lunga, sul cui muro di fondo si apre un coretto od abside semicircolare che ne contiene l'altare. Coperta da tetto a due pioventi ed isolata da ogni lato, riproduce all'esterno la sua semplice struttura interna, non avendo nel suo perimetro alcun altro risalto fuorchè quello del tondo della sua abside e le lievi impronte delle paraste che ne determinano le specchiature dei muri. Esternamente la facciata si presentava per buona parte con paramenti a mattoni a vista che con il loro colore rossigno formano vivace sfondo alla riquadratura biancastra di intonaco naturale che, graffito a losanghe, con grande S centrale, racchiude il massiccio portale in pietra dell'ingresso. Questo appare nel suo insiemeopera di assai semplice lavorazione e disegno, per quanto di buona presenza e bene intonata al resto della facciata. Il debole e sottile risalto della cornicetta che contorna l'ampia ghiera a pieno centro ed i larghi stipiti, ben si accorda con la delicatezza dei dettagli del cornicione dellsa facciata, come il largo campo che quieto risulta tra la cornicetta stessa ed il vano della porta fa degno riscontro all'ampia superficie liscia della muratura. La pesantezza stessa dell'intero portale e delle sue parti ben si concilia con la gravezza dell'alta fascia determinata dal cornicione e con le proporzioni poco slanciate di tutto il fronte della Chiesetta, cosi da produrre un insieme meravigliosamente armonico anche se discutibile nei suoi particolari presi separatamente. Il forte sfondo della porta, le due colonnette fornite di base e capitello ed il cordone che ne girano l'apertura e la lunetta, correggono molto opportunamente le proporzioni del vano della porta sormontata da spessi architrave in pietra, sorretto da mensole di una buona lavorazione. Alcuni affreschi un tempo vi avevano portato una nota di colore e stando attenti si nota che nell'intonaco è presente una lunetta, il che suggerisce la presenza di una sacra immagine. Come altre erano un tempo presenti ai lati del portale. Su quest'ultimo si notano un arco in muratura e subito sotto di lui, ecco una piccola incassatura rettangolare molto allungata nel senso dell'altezza che scende fino a raggiungere la sommità d'estradosso della ghiera. L'arco probabilmente non rappresenta altro che un espediente per scaricare del peso delle muratura il vano sottostante e forse anche per poter con comodo a lavoro ultimato collocare in opera i conci della pietra, anche se la piccola incassatura suggerisce l'ipotesi di una presenza di un ornamento successivamente asportato. La parte superiore della facciata è dominata dal cornicione che la segue lungo tutta la sua linea di frontespizio e rappresenta un magnifico esempio dell'Arte del Cotto in Lombardia.