Sul project financing interviene anche Di Pietro

PAVIA. «Se Flavia Fulvio non dovesse essere rieletta lei forse ci guadagnerà in salute, ma credo che a perderci sarebbe il Consiglio provinciale». Di passaggio a Pavia soprattutto per la sua candidatura alle primarie dell'Unione, Antonio Di Pietro ci tiene a esprimere il sostegno dell'Italia dei valori alla «battaglia di legalità» che la consigliera provinciale sta conducendo sul caso del project financing. «Non la lasceremo da sola, c'è tutto il partito dietro la Fulvio», promette l'ex magistrato, che aggiunge: «Lei ha fatto quello che qualunque consigliere, di maggioranza o di opposizione, dovrebbe fare. E cioè controllare gli atti». Di Pietro esprime «solidarietà a chi è stata derisa e offesa soltanto per aver fatto il proprio dovere».
«Si può condividere o meno quello che ha denunciato - aggiunge - ma bisogna smetterla con questa idea secondo la quale se qualcuno controlla si offende il controllato. E' successo lo stesso con i magistrati di Milano».
In precedenza era stata la stessa Flavia Fulvio, dopo la breve introduzione del coordinatore provinciale dell'Italia dei valori, Vincenzo Vigna, a riepilogare i passaggi salienti del super appalto che comporta un onere di 81 milioni di euro per la Provincia e che la giunta si appresta ad azzerare dopo che sono emerse tantissime irregolarità.
«La giunta si è autoassolta - dice la Fulvio, che ha presentato anche un ricorso straordinario al capo dello Stato per il bilancio provinciale del 2003 - dando la colpa solo a un dirigente e addirittura, siamo all'assurdo, all'opposizione che invece ha denunciato questa vicenda. Io sono stata derisa per le cose che dicevo, processata nel bel mezzo di un Consiglio provinciale da parte del presidente dell'organo di revisione perché avevo denunciato l'irregolarità di alcuni atti: tra questi, anche quello che ha dato l'avvio al caso del project financing. La giunta ha poi trasmsso i documenti alla procura, ma solo per precedere l'azione della magistratura. E quella del project non è la sola vicenda da chiarire che riguarda la Provincia. C'è una sistematica violazione delle leggi».
A Di Pietro il compito di inquadrare il caso specifico pavese in quello più generale, passando al suo programma per le primarie, che inevitabilmente mette al centro la questione della legalità. «Va data risposta - dice Di Pietro - alla deregulation degli atti delle amministrazioni locali, che è stata iniziata dai governi di centrosinistra: i Coreco, organi di controllo, non ci sono più, e spesso si riesce a intervenire solo al momento del consuntivo, quando la frittata è ormai fatta. Tanto c'è sempre una prescrizione dietro l'angolo. I segretari comunali sono scomparsi, o meglio adesso sono diventati una sorta di 'consiglieri del principe": ecco perché noi chiediamo che non vengano indicati dai politici, ma scelti per concorso». E tornano le responsabilità politiche del centrosinistra - secondo Di Pietro - nell'intervento sull'articolo 323 del codice penale, quello sull'abuso d'ufficio, ora ben più difficile da sostenere in un processo.
E ancora: «In molte Regioni dove ha vinto il centrosinistra fioriscono consulenze o gare non trasparenti. Ecco perché l'Unione farebbe bene a non metterci da parte». Ma sui 102 punti del patto etico che l'Italia dei valori ha proposto agli alleati dell'Unione «ci sono state risposte solo adesso, sotto elezioni. Persino Mastella ne ha parlato: forse lo fa come persona informata dei fatti... Nell'Unione dicono che sono questioni giuste, io rispondo che sono questioni giuste da risolvere: devono essere inserite nel programma dell'Unione». Il che, secondo Di Pietro, dipenderà da quanto riuscirà a ottenere alle primarie: «Ma se non vinco oggi, vincerò domani».
Poi «Tonino» accenna ad alcuni altri punti del programma (che sono, oggettivamente, molto dettagliati): la riduzione dei costi della politica, l'azione per riportare legalità nell'attività societaria, la difesa dei consumatori tramite le 'class action", la necessità che i giornali vengono editi non da gruppi economici che hanno interessi anche in altri settori.
C'è tempo, in conclusione, anche per una piccola contestazione interna: l'Italia dei valori non può occuparsi solo di legalità, non essere solo il movimento che scopre gli scandali - dice l'urologa Ida Bianchessi - ma anche affrontare temi sociali per radicarsi e farsi votare. Di Pietro ammette che ha ragione: «Infatti nel nostro programma c'è altro». Ad ascoltarlo c'era anche Andrea Albergati, ex sindaco e soprattutto probabilissimo candidato a presidente della Provincia per l'Unione.