Casini: «Se mi chiamano sono pronto»
ROMA. Dovranno essere primarie vere. In cui tutti possano votare e chi ottiene più voti sarà il candidato premier della Casa delle libertà. Fini e Casini allargano la breccia aperta giovedi sera e che Berlusconi aveva frettolosamente tentato di richiudere nello studio di «Porta a porta». Non basta una «convention» o un'assemblea degli eletti come ha chiesto il Cavaliere, ripetono i tam tam di An e Udc. E scendono direttamente in campo i leader. Noi candideremo Casini, fa sapere il ministro Udc Mario Baccini. «Se mi chiameranno sarò pronto», conferma il presidente della Camera.
E il portavoce di An annuncia ufficialmente: «Gianfranco Fini sarà candidato se ci saranno le primarie». Per tutti e due resta inteso che dovrà essere il popolo di centrodestra a votare. «Le primarie stabilite ieri si devono tenere», ammonisce Rocco Buttiglione. «Indietro con iniziative tipo convention non si torna. La questione della leadership è stata chiusa cosi».
L'accordo che sembrava appena chiuso, si è insomma già trasformato in un nuovo braccio di ferro dagli esiti decisivi per il centrodestra. Come far svolgere le eventuali primarie? L'intera questione rischia di trasformarsi in una polpetta avvelenata per Berlusconi. Perché in molti dubitano che in una consultazione vera, con regole che garantiscano pari condizioni, il Cavaliere possa prevalere.
Nei corridoi di Montecitorio è già partito il toto-primarie e in pole position vien dato per certo Gianfranco Fini, forte di un apparato di partito e di un radicamento decisivo in questo tipo di consultazione dove a scendere in campo sarebbero sopratutto i militanti. E molti consensi li potrebbe raccogliere Pier Ferdinando Casini, in grado di fare il pieno nel tradizionale elettorato cattolico di centrodestra. A rischiare resterebbe insomma solo il Cavaliere che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe puntare su un risicato successo.
Il problema è che a questo punto è effettivamente molto difficile anche tornare indietro. Giovedi sera, quando Follini ha detto chiaro e tondo davanti alle telecamere di volere un candidato diverso da Berlusconi, qualcosa si è rotto per sempre nel centrodestra. E difficilmente Follini, Casini, ma lo stesso Fini potrebbero ora accettare una clamorosa marcia indietro. Tanto più, di fronte ai sondaggi, come quello pubblicato ieri dalla Swg, che continuano a ripetere che la Casa delle libertà potrebbe contenere le perdite solo a patto di cambiare candidato. Gli stessi esponenti del centrodestra danno infatti per molto probabile, se non per certa, la vittoria del centrosinistra. Ma Gianni Alemanno ieri si è detto non solo convinto che «il centrodestra non vince con Berlusconi al comando», ma persino preoccupato «che il centrosinistra abbia tali margini di vittoria da mettere in crisi il bipolarismo stesso». Che cioè l'Unione possa stravincere, non solo vincere.
In questo quadro restano poi aperte altre due questioni delicate: la legge elettorale e soprattutto la riforma costituzionale che dovrebbe introdurre la devolution. Oggi a Reggio Calabria Berlusconi andrà a celebrare il «devolution day». La prima tappa per spiegare anche al Sud i «vantaggi» della riforma in vista soprattutto del referendum a cui sarà sottoposta dopo l'eventuale approvazione definitiva in Parlamento. Il Cavaliere sarà accompagnato da Roberto Calderoli, probabilmente da Fini, ma non ci sarà Marco Follini. Diversamente da quanto annunciato da Berlusconi giovedi sera, l'Udc spedirà alla manifestazione il capogruppo al Senato Francesco D'Onofrio. Una presenza che non dissolve certo le incognite sull'atteggiamento dei centristi nel prossimo voto in Parlamento.
La prima preoccupazione è intanto che al Palasport di reggio Calabria ci sia oggi un numero consistente di persone. Anche per questo Forza Italia ha organizzato da ogni capoluogo di regione un volo charter capace di portare in Calabria almeno cento persone. Dalle venti regioni dovrebbero dunque arrivare circa 2000 militanti. Abbastanza, si spera, per evitare che ci sia più gente nel «contro-devolution day» organizzato nelle stesse ore dal presidente della Regione Agazio Loiero.