Palermo, nulla da fare per le siamesi unite al torace
PALERMO.Non ce l'hanno fatta Safa e Marwa, le due gemelline siamesi nate martedi scorso all'ospedale Civico di Palermo, da una coppia di marocchini di Ribera, nell'Agrigentino. La morte per loro è arrivata all'alba. Pesavano in tutto quattro chili, erano unite dal torace, con due cuori distinti ma con gravi malformazioni. Durante la notte scorsa vi erano state lievi speranze di una loro ripresa che avrebbe permesso l'operazione chirurgica per la separazione dei corpi. Fin dai primi momenti, le loro condizioni cliniche erano state definite gravi dal professore Carlo Marcelletti, primario del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Civico di Palermo, gravi e tali da richiedere la ventilazione meccanica e un supporto farmacologico forte. In questi due giorni Safa e Marwa, tenute sotto continua osservazione dall'equipe medica avevano fatto sperare «prudentemente ad una loro separazione chirurgica - dice Marcelletti - Erano unite nel torace e nella zona ombelicale con due cuori singoli e la cavità pericardica in comune. Il problema più grosso era causato dalla conformazione del fegato, che ancora non sappiamo se era uno solo o se avesse due fonti di erogazione e due distinte vascolarizzazioni».
MONZA, UN IMPRENDITORE IN UN ANNO
Trentatrè anni, imprenditore, sposato, un figlio piccolo, soprattutto insospettabile. L'accusa che l'ha portato in carcere è pesante: nel giro di un anno, fino al giugno scorso, si sarebbe reso responsabile in vari centri della Brianza di violenze e molestie sessuali nei confronti di 16 giovani donne, spesso ventenni, ma in alcuni casi anche 12enni. Sono stati i carabinieri di Monza a mettergli le manette. A bordo di un maxiscooter avvicinava le ragazze e imponeva loro di scoprire il seno per palparlo, di lasciarsi baciare e cercava di toccarle anche nelle parti più intime.
CATANIA, RACKET DELLA PROSTITUZIONE
FALSO PLICO BOMBA AL QUESTORE
Alza il tiro il racket della prostituzione a Catania, con l'invio di un falso plico bomba al questore, Stefano Berrettoni, al cui interno c'era anche un messaggio minatorio dal testo chiaro e inequivocabile: «Lasciare stare in pace le prostitute o altrimenti la prossima volta scoppierà una bomba vera...». Secondo gli investigatori, «la rivendicazione è attendibile». Alla criminalità organizzata avrebbero dato fastidio le continue operazioni anti prostituzione compiute dalla polizia a San Berillo Vecchio, rione a 'luci rosse" nel centro della città.