Al Fondo un governatore spodestato
ROMA. «L'attuale governatore della Banca d'Italia è incompatibile con la credibilità nazionale». Silvio Berlusconi dice queste parole nel tardo pomeriggio, quando Antonio Fazio è già partito per Washington dove è in programma una riunione del Fondo monetario internazionale. Difficile dire che cosa succederà adesso. Certamente Fazio è stato informato, in volo, delle parole di Berlusconi. Ne terrà conto? Si dimetterà appena messo piedi negli Stati Uniti?
Si può dire che la posizione di Antonio Fazio si fa ogni giorno più debole, ma il governatore potrebbe ancora resistere, in virtù del suo mandato a vita.
Ieri è stato ancora incalzato dalla Banca centrale europea che gli ha chiesto spiegazioni sulla scalata della Popolare Italiana all'Antonveneta. Ed è tornato alla carica il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, per dire che dovrebbe farsi da parte. Inoltre è incalzato dalla procura di Roma che lo interrogherà nei prossimi giorni, a conclusione delle indagini sul 'via libera" che Bankitalia ha concesso alla banca di Fiorani per scalare Antonveneta. Dalla sua parte sembrano rimasti soltanto la Lega e alcuni parlamentari della maggioranza. Infatti ieri è sceso in campo il ministro Calderoli per dire che Berlusconi «ha solo espresso opinioni personali».
Proprio per questo arriva dall'opposizione un invito al governo a formalizzare le parole di Berlusconi su Fazio. Spiega il verde Natale Ripamonti: «Il premier, se fosse coerente, dovrebbe far approvare dal Consiglio dei ministri un atto formale, nel quale si dichiara che il governatore non ha più la fiducia dell'esecutivo. Questo atto, trasmesso agli organi interni di Bankitalia, è il primo messaggio per determinare la sostituzione di Fazio. Se non si procede in questo modo, le dichiarazioni di Berlusconi rimangono 'aria fritta"».
Si schiera con la Lega, a favore di Fazio, il ministro Giovanardi (da sempre legato al governatore). «La Banca d'Italia - dice - ha la sua autonomia e il governo non può incidere. Le parole di Berlusconi non hanno valenza giuridica. Continuo a ritenere Fazio vittima di una mascalzonata mediatico-giudiziaria. Ricordo a tutti che sulla Banca d'Italia il governo non ha strumenti giuridici da mettere in atto».
E con lui anche Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana: «Se il govgerno sfiducia Fazio, un attimo dopo la Dc siede sui banchi dell'opposizione».
Duro il commento di D'Alema: «Berlusconi ha parlato sotto imposizione dei suoi alleati, perché queste sue parole sono necessarie ai fini di rappezzare una drammatica crisi. Questo è sconcertante. Se il premier pensava questo, poteva dirlo due mesi fa. Il fatto che lo dica sotto ricatto è un ulteriore colpo alla sua credibilità».
Fa l'equilibrista l'ex presidente Cossiga: «Ritengo opportuno che Fazio rassegni le dimissioni nell'interesse suo e del Paese». «Però - continua - potrebbe anche non farlo perché, a suo tenpo, il governo aveva detto che la competenza era della Bce. Avendo Francoforte iniziato le sue indagini, si potrebbe attendere che le terminasse».
«Quella del premier è una presa di posizione tardiva - spiega il leader della Margherita, Francesco Rutelli. «Questo ritardo e questa incertezza pesano sul Paese - continua - ma, evidentemente, Berlusconi e la Lega ora hanno dovuto subire il diktat di altri alleati e dobbiamo quindi aspettarci che la Lega pretenda una contropartita ancora più pesante. Comunque non è accaduto niente rispetto alla condizione del governatore. Niente di più di quello che non si sapesse ieri, l'altro ieri e nelle settimane scorse».
Invece il senatore Ivo Tarolli (Udc), da sempre vicino a Fazio, finge di non ricordare l'aspro scontro fra il governatore e l'allora ministro Tremonti, risalente soltanto all'anno scorso. «Non credo che fra Fazio e Tremonti, insieme a Washington al Fmi, ci saranno problemi di coabitazione: tra persone intelligenti credo che prevalga l'intelligenza delle buone relazioni, poi le decisioni politiche sono diverse».