«Cosi difendo i miei 4 milioni di pulcini»

VOGHERA. Visto da qui, dall'allevamento 'La Teodora" sulla strada per Oriolo, il virus dei polli non fa paura. Centomila pulcini alla settimana, quattrocentomila al mese, più di quattro milioni l'anno: l'allevamento di galline da riproduzione alle porte di Voghera è mega. «E' uno dei quattro, cinque incubatoi più grandi d'Italia - spiega il titolare Sandro Girardi - Qui alleviamo otto, dieci varietà di pulcini. Questi, per esempio, partono per le Marche e l'Abruzzo».
Girardi indica i suoi pulcini (ieri era giorno di schiusa) con autentico affetto. Guai a parlargli dei rischi connessi al virus dei polli «C'è qualcuno che telefona chiedendomi dei pulcini sani, senza l'influenza. Evidentemente - spiega - pochi conoscono gli standard igienici degli allevamenti italiani, i migliori del mondo». Standard igienici rigidissimi: gli estranei, quando entrano nell'allevamento, devono indossare dei calzari e non possono, ovvio, avvicinarsi al ciclo continuo della produzione, quel ciclo che assicura, ogni anno alla Teodora, più di quattro milioni di pulcini destinati agli 'svezzatori" prima e ai privati poi (quelli che, per capirci, hanno allevamenti per autoconsumo). «La paura del virus dei polli è ormai una psicosi - prosegue il titolare della Teodora -. L'influenza aviaria si è diffusa nei Paesi dell'est asiatico per ovvi motivi. Là, infatti, gli standard igienici sono inesistenti. Là ci sono allevamenti su palafitte con i polli che defecano direttamente nell'acqua del fiume, quella stessa acqua nella quale ci si lava e la stessa acqua che magari viene usata per cucinare. Insomma, mi sembra evidente che qui in Occidente, e in Italia in particolare, gli standard siano ben diversi. Tali, comunque, da tranquillizzare i consumatori». Ma un po' di preoccupazione c'è, è innegabile. «Rischio di ripetermi, pazienza. Qui non si corre alcun rischio, non c'è nessun problema - ribadisce Girardi -. Le procedure che vengono seguite garantiscono la massima sicurezza delle carne di pollo». Eppure sono stati segnalati alcuni casi di virus dei polli a bassa patogenicità, il virus H5N2, il cugino buono dell'H5N1, il più temuto, in allevamenti bresciani e mantovani. E' infatti l' H5N1 responsabile dell'influenza aviaria, il ceppo che ha provocato dal 2003 ad oggi, in Asia, 63 vittime accertate. Gli esperti sono concordi nel ritenerlo il principale indiziato di una possibile pandemia, ossia di un'epidemia di influenza a livello planetario particolarmente virulenta come già accaduto nel 1918 con la Spagnola, nel 1957-1958 con l'Asiatica e nel 1968-1969 con la Hong Kong. Una pandemia, quella causata dal virus dei polli, che, per fortuna, non è certa se si considera che l'H5N1, pur circolando dal 1997 nelle regioni del Sud-Est asiatico, non ha ancora subito modificazioni tali da renderlo facilmente trasmissibile all'uomo. «Guardi - conclude Girardi - non sono né un medico né un veterinario, ma credo di saper fare bene il mio lavoro. Escludo che il virus dei polli possa diffondersi a partire da un allevamento italiano. Bisogna veramente calarsi in realtà diverse dalle nostre per capire l'origine di determinate malattia. Nei paesi in cui il virus si è diffuso i polli vengono eviscerati in strada, in mezzo alla gente, ignorando le più elementari norme igieniche. I consumatori italiani possono stare tranquilli: perché gli allevatori, qui, si autocontrollano e vengono continuamente controllati. Io ricevo la visita dei veterinari dell'Asl due volte la settimana: controllano tutto, non vedo come possa sfuggire qualcosa. La gente, per fortuna, si fida di noi e infatti la psicosi da virus dei polli non ha avuto ricadute sul mercato. Sono fiducioso: i consumatori conoscono la qualità dei prodotti italiani. Tra l'altro il virus a bassa patogenicità è già scomparso dagli allevamenti bresciani e mantovani».