Legge elettorale, un altro no
ROMA.Un altro tentativo di Berlusconi e Fini di neutralizzare Follini sulla legge elettorale. Un altro ruvido «no» dell'Udc. E intanto la partita nella maggioranza si sposta come previsto sulla Finanziaria, e si complica ogni giorno che passa, avvicinandosi a rapidi passi verso un punto di non ritorno.
E' stata un'altra giornata nera per Berlusconi, chiusa con la pressante richiesta di Fini al Cavaliere di convocare un vertice per «garantire l'unità» della Casa delle libertà.
«E' arrivato il momento per ogni forza della Cdl», ha scritto infatti il leader di An, di pronunciarsi «con chiarezza e lealtà» sulle questioni su cui abbiamo pareri diversi: legge elettorale, riforma costituzionale, Finanziaria e premiership. «Ho chiesto al presidente del Consiglio - aggiunge Fini - di convocare i leader della coalizione affinché tutti si assumano definitivamente le loro responsabilità...».
Un invito arrivato dopo che un altro tentativo era andato a vuoto. Mentre la direzione dell'Udc era riunita, ieri a Montecitorio è circolata infatti con insistenza la voce di un raggiunto accordo della Cdl su una nuova legge elettorale messa a punto dai «tecnici» del centrodestra, e subito battezzata «modello toscano» per le analogie con quella legge regionale. Un sistema proporzionale puro, con ben tre diverse soglie di sbarramento: una del 10 per cento per le coalizioni, una abbassata al 2 per cento per i partiti che si coalizzano, una del 4 per cento per chi resta fuori. Cancellata la norma che prevede di non conteggiare i voti dei «piccoli» per decidere chi ha vinto e assegnare il premio di maggioranza, e cancellato anche il voto di preferenza. Si voterebbe su liste «bloccate».
Silvio Berlusconi riceve a pranzo Gianfranco Fini, appena tornato dagli Usa, per incassare il suo consenso. Poi parte l'ultima offensiva diplomatica verso l'Udc. Volete la proporzionale? Abbiamo accolto le vostre richieste, non potete rifiutare.
Quando Follini parla, al termine della direzione, arriva l'ennesima doccia fredda per il Cavaliere. Un accordo? «Non ne so nulla - sottolinea - Sono tra quelli che l'accordo lo cercano, se si tratta di fare una legge elettorale, non un pasticcio». E Bruno Tabacci boccia il modello toscano: «Si rischia di passare al predominio di oligarchie senza partiti e il sistema bipolare non può essere ossificato in un duopolio che non tollera l'ingresso di altri protagonisti».
Tutto da rifare dunque, mentre l'Unione prosegue l'ostruzionismo e costringe il Parlamento a lavorare al rallentatore. E dopo che Follini, ieri mattina, aveva replicato duramente a Berlusconi e alla sua definizione dell'Udc come delle «metastasi» del centrodestra. Una frase che non aiuta «né il buon governo né l'alleanza, e che amareggia prima di indignare. Si tratta di argomenti - avverte il segretario Udc - che non dovrebbero essere usati mai». Anche se poi arriva puntuale la smentita del premier.
Un clima dunque che non potrebbe essere peggiore. Un orizzonte in cui Follini annuncia una grande «assemblea dei moderati» per il 22 ottobre. Guarda caso subito dopo le primarie dell'Unione. Quando cioè il segretario centrista aveva avvertito che si sarebbero tirate le somme.