Ricucci nove ore davanti ai giudici
MILANO.Stefano Ricucci ha necessità di sbloccare 400 milioni di euro, circa 800 miliardi di lire (a tanto ammonta la sua partecipazione in Antonveneta). Per questo si presenta di buon ora dai magistrati di Milano che conducono l'inchiesta sulla scalata alla banca padovana. I pubblici ministeri Eugenio Fusco e Giulia Perotti sono nella stanza del procuratore aggiunto Francesco Greco. Per tutta l'estate hanno raccolto documenti, la Finanza ha messo sotto controllo i telefoni, le azioni Antonveneta sono state poste sotto sequestro. Adesso i magistrati hanno il materiale a disposizione e hanno bisogno che Ricucci dia spiegazioni. L'inchiesta è ancora lontana dalla conclusione. E si intreccia con quella di Roma dove, a giorni, ci sarà forse l'interrogatorio di Antonio Fazio. Il governatore della Banca d'Italia dovrà spiegare i motivi che lo hanno spinto ad autorizzare la banca di Fiorani a lanciare l'Opa sull'Antonveneta, contro il parere degli ispettori che avevano riscontrato anomalie nei conti della banca e ritenuto, comunque, insufficiente il suo patrimonio per tentare una scalata a una banca di tre volte più grande.
Ma torniamo a Milano dove si indaga per aggiotaggio (aver diffuso false notizie per far salire un titolo in Borsa), insider trading (aver approfittato di informazioni riservate per fare guadagni in Piazza Affari) e ostacolo all'attività della Consob, cioè la commissione di controllo sulle società e la Borsa.
Nell'elenco degli indagati c'è, in prima fila, Gianpiero Fiorani, l'ex amministratore della Banca Popolare Italiana che, per scalare l'Antonveneta, si è fatto aiutare da un gruppo di amici, i cosiddetti «concertisti», perché hanno agito «di concerto» con lui senza comunicarlo al mercato, in barba alla norme sulla trasparenza. Fiorani si è dimesso dalla banca ed è stato interrogato già due volte. E adesso tocca a Ricucci. L'obiettivo dell'immobiliarista romano è quello di far dissequestrare il 4,99% di azioni Antonveneta che ha rastrellato nei mesi scorsi attraverso la sua società, la Magiste, per consegnare i titoli agli olandesi di Abn Amro. È probabile che i titoli gli verranno restituiti, ma c'è il problema delle plusvalenze. Ricucci ha comprato quelle azioni commettendo il reato di «insider», cioè approfittando delle informazioni riservate che gli dava Fiorani.
Comprava Antonveneta in tempi non sospetti (addirittura a novembre-dicembre 2004) sapendo che la banca di Lodi gliele avrebbe ricomprate a prezzo maggiorato. Ora a ricomprarle non sarà la Lodi ma l'Abn Amro. Poco importa per Ricucci. Però la procura quelle plusvalenze gliele vuole trattenere in quanto di «illecita provenienza» perché all'origine di tutto c'è, appunto, il reato di insider.
«Sono tranquillo. Sono sempre stato tranquillo», dice Ricucci ai cronisti che lo avvicinano. Chi ha assistito all'interrogatorio, durato quasi 9 ore, dice che Ricucci è stato «un vortice di parole» e che, più di una volta, ha usato espressioni colorate, quelle espressioni («stamo a fa' i furbetti del quartierino») che lo hanno reso ancora più famoso, quest'estate, quando i giornali pubblicavano le intercettazioni delle sue telefonate con Fiorani. E quelle di Fiorani con Fazio. Dopo Ricucci toccherà agli altri. Dovrà presentarsi in procura Enrico Gnutti. Dovranno venire i fratelli Lonati e gli altri che, d'accordo con Fiorani, hanno rastrellato il 10% di Antonveneta.
Ma questi sono solo i più famosi. In realtà la procura ha individuato 38 persone, correntisti della Popolare di Lodi, che finanziati dalla stessa banca si sono messi a comprare azioni Antonveneta per poi rivenderle, con guadagno, alla banca di Fiorani.
Altro capitolo affrontato nell'interrogatorio di Ricucci è il rastrellamento del 20% di Rcs da parte dell'immobiliarsta romano. Questa vicenda non è oggetto di indagine, ma rientra nei rapporti Ricucci-Fiorani perché risulta che il 14% di Rcs è tuttora in pegno all'ex Banca di Lodi che ha finanziato Ricucci nella sua scalata al «Corriere della sera».