Stefanuto sfodera un album da solista e una rassegna nel segno del jazz a Voghera
PAVIA.Una rassegna sotto il segno del jazz. Tra tradizione e modernità, tra spirito classico e contaminazioni latine e afroamericane, si è aperta la nuova stagione del Cotton Club di Voghera. Stasera (ore 22.15) ad esibirsi nel locale vogherese sarà il trio di Sandro Gibellini (chitarra), Marco Micheli (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria). Un omaggio alla musica jazz condotto da tre nomi importanti e rappresentativi delle principali linee di tendenza che animano la scena del jazz in Italia. La carriera di Sandro Gibellini vanta un numero considerevole di collaborazioni con musicisti di tutto il mondo. Ha suonato con Ares Tavolazzi e in diversi dischi di Mina. Significativa, d'altra parte, la collaborazione di Micheli sia con l'orchestra della Rai di Milano che con musicisti come Lee Konitz, Kenny Weeler, Chet Baker. Beggio, invece, ha avuto modo di alternarsi tra formazioni precostituite (Enrico Rava Quartet, Quartetto di Claudio Fasoli, Lydian Sound Orchestra) ed un'intensa attività di freelancer suonando con musicisti come Johnny Griffin, Toots Thielemans, Sheila Jordan e Paul Bley, con il quale incide il Cd «One Year After». La rassegna vogherese, arrivata alla sua quinta edizione, è curata da Loris Stefanuto, un nome importante nel panorama jazzistico italiano. Udinese di nascita ma vogherese d'adozione, e con alle spalle una formazione classica che si è nutrita nel tempo di importanti collaborazioni musicali, l'artista presenta, attraverso la rassegna, il suo ultimo album «Gocce». Vere e proprie perle di musica jazz eseguite dal «Loris Stefanuto Quintet», formazione che vede Loris Stefanuto alle percussioni, Gianni Azzali al sax e flauto, Mario Zara al piano, Stefano Profeta al contrabbasso e Massimo Pintori alla batteria.
Dopo avere collaborato con importanti artisti nasce il primo album da solista, grazie anche al sodalizio con Mario Zara, pianista di Volpedo. Qual è l'idea alla base dell'album e della rassegna?
«In realtà la collaborazione con Zara va avanti da molto tempo. Questo album ne raccoglie i frutti e prova a fissare qualche linea guida per comprendere un tipo di linguaggio fortemente contaminato e capace di andare oltre la musica classica. La stessa rassegna vuole avere lo scopo di avvicinare un certo tipo di pubblico al jazz e ai linguaggi affini. La collaborazione col Cotton Club ha fatto emergere già negli scorsi anni un nuovo interesse nei confronti di questo genere musicale, anche se si tratta di sonorità che potrebbero rendere di più in un teatro».
A proposito di contaminazioni, «Gocce» è un album che riprende, attraverso brani come «Trasparenze» e «Solombo», sonorità latine e africane. Come nasce questa passione?
«Suonando le percussioni è quasi impossibile non appassionarsi all'Africa, ai ritmi che hanno influenzato Cuba, Santo Domingo, Brasile. Nell'album queste sonorità vengono fuse attraverso l'equilibrio di tutti gli strumenti»
Nell'album c'è anche un brano in cui lei suona il pianoforte, altra passione dopo le percussioni.
«Si, si tratta di 'Parole dei bambini". Ho studiato pianoforte per quattro anni, ma il brano è solo un tema alla fine del disco. Una dedica ai miei figli e alla necessità di imparare ad ascoltare il linguaggio dei bambini».
In generale il jazz e il blues sono considerati spesso un genere di «nicchia». Condivide questa definizione?
«Certamente si tratta di un genere che non ha niente a che vedere con un certo tipo di musica commerciale, ma questo non vuol dire che non ci sia attenzione all'ascolto. Anzi, è stato registrato un interesse crescente sia in occasione delle precedenti edizioni delle rassegne jazz al Cotton Club, che in altre manifestazioni cittadine. Il jazz è un genere a cui bisogna dedicare tempo, energie e passione. Aspetti che non sfuggono a chi sa apprezzare la buona musica. Senza contare il fatto che a Voghera si apre, con questa edizione della rassegna, una stagione jazzistica ricca di nomi e musicisti di fama nazionale e internazionale e di grande valore artistico, certamente degni di essere seguiti».
Maria Fiore