«Assistenza sanitaria a rischio Già ora un buco di 5 miliardi»
ROMA. Il governo ancora smentisce, ma nella bozza preparatoria della legge finanziaria 2006 si parla di un possibile taglio alla sanità di 2,5 miliardi di euro. Per i sindacati e gli esperti del settore sarebbe un fatto gravissimo perché tutto il settore dell'assistenza sanitaria pubblica è già in forte sofferenza. Abbiamo chiesto a Roberto Polillo, responsabile della Cgil per le politiche della salute, come stanno le cose. Allora, Polillo, è vero che ci saranno tagli di questa portata?
'Non abbiamo ancora un riscontro diretto delle anticipazioni che sono circolate in questi giorni. E' certo però che la situazione è già grave oggi. Il fondo sanitario nazionale è sottostimanto di circa 5 miliardi. Le Regioni hanno dovuto anticipare dei soldi per garantire i livelli normali di assistanza, ma cosi facendo hanno dovuto aumentare il loro deficit perché lo Stato non ha pagato quei soldi. Le Regioni, per tutto il periodo del governo Berlusconi, hanno dovuto sborsare di tasca propria le risorse per la sanità e talvolta sono state costrette a mascherare i disavanzi per non uscire dal Patto di stabilità interno che stabilisce parametri molto rigidi sul deficit".
- Mi pare che sta dicendo che prima ancora dei tagli c'è da temere la bancarotta delle Regioni a proposito di sanità?
'Parliamo solo del 2004 e del 2005. Rispetto a questi due anni, dai calcoli che sono stati fatti, risulta che mancano all'appello circa 10 miliardi di euro. Per il 2006 servirebbero 95 miliardi per la sanità. Ma se a questi ci aggiungiamo anche eventuali tagli, la situazione rischia di andare fuori controllo e ci sarà il rischio di far saltare i livelli minimi di assistenza. Rischiamo di portare il deficit a 13 miliardi di euro".
- Per quanto riguarda le proposte si ricomincia a parlare di ticket, anche se il ministro Storace smentisce categoricamente. Che cosa ne pensa il sindacato?
'Spero che si sia trattato solo di qualche battuta e di proposte all'impronta, senza una vera strategia. E' certo però che i ticket non servono a nulla dal punto di vista del contenimento dei costi. Danneggiano solo i cittadini e i pazienti, ma non aiutano le casse pubbliche. Per capirlo basta ripercorrere l'esperienza della Regione Lazio, dove, anche in presenza di ticket sulle medicine la spesa è andata fuori controllo e ora il Lazio è fra le tre peggiori Regioni italiane. I modi per risparmiare sui farmaci sono altri. Esiste per esempio l'idea di far acquistare i farmaci che servono direttamente dalle Regioni, che a loro volta li smisterebbero alle farmacie. In questo modo il prezzo di una scatola di farmaci sarebbe tagliato del 50%. Un bel risparmio per tutti. Per le casse pubbliche e per le tasche dei cittadini". (p.a.)