SUPERMINISTRO DELL'IMBARAZZO
A questo punto è probabile che il 'superministro" dell'Economia cominci a provare qualche imbarazzo ogni mattina, nello scrutare il proprio volto riflesso nello specchio davanti al quale provvede a rendere levigate le guance. Quel viso, infatti, appartiene a uno stimato economista che, avendo assunto un autorevolissimo ruolo di governo, passo dopo passo va derapando lungo percorsi diametralmente opposti, non soltanto alle sue convinzioni di studioso, ma anche, ogni volta, clamorosamente contraddittori con le affermazioni da lui stesso rese come membro del governo e sulle quali, con impressionante regolarità, scopre di essere completamente isolato, smentito - e a volte irriso - dai suoi colleghi, spesso sconfessato dal presidente del Consiglio.
Ciononostante, disciplinatamente, rimane al suo posto e ogni volta, abdicando a se stesso, si acconcia a quel che altri decidono si possa e si debba fare.
E' accaduto l'anno scorso, quando con ammirevole fermezza disse che di tagli all'Irpef non si poteva nemmeno parlare, e poi li fece recando al bilancio pubblico i disastri oggi noti; è accaduto al momento del Dpef, quando sostenne che per ridurre l'Irap bisognava aumentare l'Iva, guadagnandosi gli sberleffi del suo predecessore; è accaduto, più di recente, quando ha lanciato la sua offensiva contro il Governatore di Bankitalia, annunciando formalmente un «passo istituzionale», ponendo con apparente decisione l'aut aut: 'o lui o io", e accettando poi, dichiarandosi soddisfatto, la permanenza dell'uno e dell'altro sulle rispettive poltrone.
E sta accadendo oggi, nella preparazione di una legge finanziaria per il 2006 che, presentata nelle sue linee essenziali ai colleghi di governo, ha raccolto una messe di bocciature tanto categoriche quanto immediate dall'intero schieramento della maggioranza, oltre che, naturalmente, dall'opposizione e dai sindacati. Ragion per cui adesso non si sa bene quale manovra sarà presentata, fra 12 giorni, al Parlamento e, soprattutto, quale manovra ne potrà uscire.
Del resto, a parte i rifiuti politici già espressi, la proposta del ministro contiene almeno due voci, che valgono circa un terzo dell'intero ammontare, che non possono essere contabilizzate: l'iscrizione in entrata di proventi dal recupero di evasione fiscale può avvenire soltanto ex post e le entrate per dismissioni immobiliari sono una tantum e quindi già bocciate da Bruxelles.
Autorevoli economisti, estimatori (o ex estimatori?) del loro collega che oggi veste cosi avventurosamente i panni di superministro, lo hanno ripetutamente e caldamente esortato a dimettersi. Anche per questo, quando si guarda allo specchio, il professor Domenico Siniscalco si chiede, probabilmente, a chi veramente appartenga l'immagine riflessa.