I militari italiani non andranno a Baghdad
BAGHDAD. Continua il tragico conteggio delle vittime del terrorismo in Iraq. Ancora diversi attentati kamikaze, ma il più drammatico con almeno 11 morti ha avuto come obiettivo una moschea sciita, a Tuz Khurmatu, una località nel settentrione del paese, abitata sia dagli sciiti che dai sunniti.
Un testimone oculare ha detto che l'autobomba è esplosa mentre i fedeli lasciavano la moschea dopo la preghiera di venerdi. Alcune fonti sostengono che le vittime siano 20.
La violenta offensiva terroristica contro la comunità sciita irachena rientra nella strategia di Al Qaida, che per bocca del suo luogotenente in Iraq, il giordano Abu Mussab al-Zarqawi, ha annunciato l'altro ieri la guerra totale contro gli sciiti, spingendo il paese verso la guerra civile. Un imam sciita, Jawad al-Khalessi, imam della moschea al-Kazemiya di Baghdad, ha sostenuto ieri che in realtà al-Zarqawi è morto da tempo e che il suo nome viene utilizzato dalle «forze di occupazione», dagli americani, come scusa per non abbandonare l'Iraq. «Zarqawi è stato ucciso nel nord dell'Iraq all'inizio dei combattimenti, mentre si trovava col gruppo di Ansar al Islam, nel Kurdistan», ha dichiarato l'imam sciita al giornale francese 'Le Monde", aggiungendo che la famiglia del terrorista giordano ha persino tenuto «una breve cerimonia per officiare la sua morte». «Zarqawi è ormai un fantoccio utilizzato dagli americani - ha continuato - come pretesto per non abbandonare l'Iraq».
Ma in questi giorni è tornata alla ribalta anche la presenza delle truppe italiane in Iraq e la data del loro rientro in patria. Lo ha affrontato lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sostenendo che il lavoro dei militari italiani proseguirà secondo la strategia già concordata con gli alleati. Berlusconi ha anche sottolineato che nessun soldato italiano sarà impegnato al di fuori della provincia di Dhi Qar (quella attualmente sotto controllo italiano), tantomeno a Baghdad. Lo ha detto al termine del Consiglio dei Ministri, ribadendo il «successo pieno» della missione Antica Babilonia. Anche il ministro della Difesa Antonio Martino è intervenuto per precisare che in Iraq si continuerà a ridurre il nostro contingente in accordo con gli alleati e non c'è nessuna possibilità di richiesta di una nostra presenza militare in Iraq al di fuori del territorio che oggi già presidiamo. Va ricordato che il 6 settembre scorso, con il passaggio di consegne tra la brigata Folgore e la brigata Ariete, c'è stata una prima riduzione di 300 uomini, che ha portato il contingente dai 3.200 elementi di un mese fa agli attuali 2.900.
Secondo il ministro Martino «a settembre c'è stata una riduzione del 10 per cento del contingente e a mano a mano che l'Iraq potrà fare a meno delle forze straniere sul territorio e sarà sempre più in grado di provvedere alla propria sicurezza, la nostra presenza sarà ridottà. Quello fatto finora, e quello che verrà d'ora in avanti fino a ritiro ultimato è un lavoro di tutto rispetto». Martino ha anche detto che il territorio sotto il controllo delle truppe italiane nel sud è quello in cui si verificano meno incidenti di criminalità comune.