Niente dati sull'ozono
La mattina del 4 agosto scorso mi trovavo in vacanza e il mio abituale edicolante mi allungava, come al solito, senza richiederla, «La Provincia pavese». Mi è subito balzato agli occhi il titolo «La procura ferma la centrale». Incredulo, leggo in fretta «occhiello e sommario» e passo alla pagina 17 dove trovo ancora: «La procura mette sotto sequestro la centrale». «Mancano gli studi sull'impatto ambientale». La Finanza spegne gli impianti; l'indagine coinvolge sei persone che non avrebbero osservato le prescrizioni del Ministero.
Può anche spiacere per l'accaduto, in considerazione pure del fatto che è venuta a mancare l'inaugurazione ufficiale che, anche essendo solo una formalità, era considerata molto importante dal punto di vista dell'immagine. Si era letto che al taglio del nastro previsto tra il 20 e il 25 giugno ci sarebbe stato quasi certamente il sindaco di Roma Walter Veltroni (Acea di Roma partner di Voghera energia). Certo che il gruppo di militari del nucleo di polizia tributaria fotografato all'uscita dagli impianti della centrale, dopo averla messa sotto sequestro, ha molto offuscato l'immagine del colosso energetico vogherese.
A chi la responsabilità dell'accaduto? Nessun dubbio, solo ai dirigenti della centrale e agli incaricati dei monitoraggi ambientali «ante-operam» che non hanno osservato le prescrizioni ministeriali dell'autorizzazione, previste sia a salvaguardia dell'ambiente e soprattutto a salvaguardia della salute dei cittadini, specie dai rischi dell'ozono, «killer» degli anziani specialmente durante le stagioni molto calde; perché gli «ossidi di azoto» (e la centrale ne emette in concentrazioni significative), combinandosi con i raggi solari, danno origine all'ozono. (Studi del consiglio nazionale dell'aria francese). Prova del mancato monitoraggio dell'ambiente, «ante-operam», sono state anche le dimissioni del professor Cesare Meloni, da presidente della commissione di controllo ambientale.
Viene anche da chiedersi il perché, nonostante la lunga e travagliata storia della centrale, battaglie politiche, ricorsi, sospensione lavori e quant'altro, sia i responsabili del progetto che gli enti preposti ai controlli ambientali, abbiano tenuto un comportamento improntato, vorrei dire con tutto rispetto, un po' sulla leggerezza e poca chiarezza, tali da imporre un provvedimento cosi drastico dell'autorità come lo spegnimento della centrale e il sequestro.
Anche quanto vorrebbero sostenere i dirigenti della centrale, che la stessa «non è ancora entrata ufficialmente in esercizio», non penso possa trovare troppo credito, anche in sede giudiziaria, in quanto, come si è letto, sarebbe già stata venduta energia elettrica per oltre quarantotto-miliardi di lire. (Allora è in esercizio!).
Vero non sembra neppure il contenuto della replica dell'Arpa alle dimissioni del professor Cesare Meloni: «I controlli ci sono e sono più che accurati». I controlli accurati dovrebbero ritenersi basati sulle dichiarazioni riportate di volta in volta dalla «Provincia pavese», come ad esempio: qualche intoppo c'è stato sul monitoraggio specifico che doveva partire qualche tempo fa, ma la situazione pre-centrale è buona perché si tratterebbe di impatto bassissimo; per lo «smog» arrivano i dati e sono una sorpresa, la qualità dell'aria non è pessima; sotto il Duomo (Voghera) il livello delle polveri sottili è enormemente più basso di quanto sia a Pavia e Vigevano e altre cose dello stesso tenore.
Bene, al 2 agosto, si scopre che a Vogehra, «non esistono» dati esatti sull'ozono e l'Arpa calcola i fattori di rischio sulla base dei dati rilevati dalla centralina di Pavia, in via Folperti. E ancora a Voghera, l'Arpa dispone soltanto dati complessivi sulla concentrazione delle polveri nell'atmosfera, i dati relativi alle polveri sottili, per ora, non possono essere scorporati dalla centralina presso l'Asm Voghera.
Secondo CagnoniCornale