Iraq, stragi con autobombe firmate Zarqawi
ROMA. Oltre 150 le vittime di Al Qaida ieri in Iraq: una delle giornate più tragiche dalla caduta del regime di Saddam Hussein. La strage più cruenta è avvenuta in mattinata, con un'autobomba esplosa in mezzo a una folla di cottimisti sciiti in cerca di lavoro, seguita da una catena di altri attentati compiuti quasi in simultanea da dieci kamikaze. I morti sono civili sciiti, ma anche militari, poliziotti.
Mentre a nord di Baghdad altri 17 uomini sono stati massacrati da miliziani travestiti da soldati e a sud della capitale colpi di mortaio hanno ucciso 2 persone e ferito altre 50. Gli attentati sono stati rivendicati dalla filiale di Al Qaida in Iraq, con una dichiarazione di guerra senza quartiere da parte di Abu Mussab al-Zarqawi agli sciiti iracheni.
Il primo attentato è stato consumato a piazza Uruba, uno dei quartiere sciiti più poveri di Kadhimiya. Il kamikaze, attirando la folla in una trappola mortale, ha fermato la sua auto in mezzo alla piazza e ha urlato che voleva assumere dei cottimisti. A decine gli si sono avvicinati e a quel punto l'auto è saltata in aria e la deflagrazione ha distrutto una cinquantina di bancarelle e decine di auto.
L'attentato di ieri è stato compiuto a poca distanza dal ponte della moschea in cui, il 31 agosto, un migliaio di fedeli rimase ucciso nella calca causata da un allarme kamikaze.
Tre ore più tardi un altro kamikaze si è lanciato con un'autobomba contro un convoglio dell'esercito iracheno che attraversava il quartiere occidentale di Al-Adel: tre soldati sono rimasti uccisi. Altre vittime dieci minuti più tardi, con un altro attentatore che si è fatto esplodere nel quartiere nordoccidentale di Shula, uccidendo quattro civili e ferendone 22. Poi, in un quartiere della zona nord della capitale un kamikaze ha lanciato l'auto piena di esplosivo contro una fila di civili che aspettava di riempire bombole di gas, lasciando per la strada 11 morti e 14 feriti. La giornata si è conclusa con una serie di altri attentati, nella capitale, ma anche ai confini con la Siria, provocando numerosi feriti e altri soldati iracheni uccisi.
Gli attentati nella capitale sono stati rivendicati da al Zarqawi: «Vogliamo congratularci con la nazione islamica e informarla che la battaglia per vendicare i sunniti di Tal Afar é iniziata», si legge in un suo comunicato. Da giorni le forze irachene e quelle statunitensi sono impegnate in una violenta offensiva nella città al confine con la Siria. Fino ad ora più di 200 guerriglieri sono stati uccisi e 340 catturati e decine sono i depositi di armi e munizioni scoperti.
La guerra di Al Qaida contro gli sciiti iracheni è stata duramente condannata dalla Repubblica islamica dell'Iran, paese a maggioranza sciita. Un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha detto che la strage dei civili iracheni è «contrario ai principi dell'Islam», attribuendo tuttavia la responsabilità della drammatica crisi agli americani. (a.g.)