Intercettazioni, Castelli: «Niente carcere per i giornalisti»

ROMANiente carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche. Il Governo ha quindi riconfermato la linea decisa anche se ieri sera si era sparsa la voce di un ripensamento provocando reazioni a catena. La notizia potrebbe aver avuto origine da un errore di stesura del testo. Ma la divulgazione del cambio di rotta del governo aveva scatenato le proteste di parlamentari dell'opposizione e dell'Udc che temevano il «bavaglio» alla stampa. A smentire il presunto voltafaccia del Governo è stato lo stesso ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il quale, in una nota diffusa da Palazzo Chigi ha bloccato le polemiche: «In riferimento alle notizie che parlano della reintroduzione di pene detentive da uno a tre anni per i giornalisti che pubblicano il contenuto di intercettazioni telefoniche, smentisco categorimante che tali misure siano contenute nel ddl in oggetto».
La smentita è stata poi ribadita da Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, il quale, conversando con i cronisti alla Camera ha detto: «Nessun ripensamento del governo. La notizia è priva di ogni fondamento».
Quindi nel testo del decreto di legge che ora passerà al vaglio della Camera non è stato nuovamente riproposto il carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni. Nella nota diffusa da Palazzo Chigi si è precisato che il provvedimento non è ancora stato sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica e quindi nessuno può averlo diramato.
«Chiunque abbia riferito una notizia diversa», si legge nella nota, «lo ha fatto forse prendendo spunto da una vecchia proposta diversa rispetto a quella approvata nell'ultima riunione del Consiglio dei Ministri». (r.r.)