L'ostruzionismo totale potrebbe impallinare anche la devolution
ROMA.Il blitz del centrodestra sulla riforma elettorale rende più che mai incerto il lavoro delle Camere, in vista del loro scioglimento e delle consultazioni politiche previste per aprile.
Incombe, da ottobre, l'obbligo istituzionale della sessione di bilancio e della Finanziaria, con il Senato impegnato in prima battuta. A parte le riserve di merito e l'ostruzionismo, annunciato e già praticato dal centrosinistra, il problema è trovare spazi percorribili perché la legge elettorale possa trovare un approdo.
Basti pensare che da qui alla fine della legislatura, è stato calcolato, restano soltanto una cinquantina di giornate lavorative alle camere prima del loro scioglimento. Fino alla fine dell'anno le sedute utili, tolte quelle dedicate alla sessione di Bilancio e ad eventuali lavori supplementari, dovrebbero essere 22.
Il clima di battaglia che si vive nei due rami del Parlamento non facilita l'impresa della maggioranza. Il dato politico preliminare, oltre alla guerra dichiarata dall'opposizione, è costituito dagli interrogativi e dai malumori emergenti nella Cdl. La sortita di ieri di Gianfranco Fini, con la priorità concessa alla devolution, è l'avvisaglia di una congiuntura negativa, che rischia di trasformarsi nella Cdl in una alternativa lacerante, tra il varo della legge elettorale e quella sulla devolution a cui tiene cosi tanto la Lega di Bossi.
La forzatura parlamentare sulla nuova 'legge truffa", come la definisce l'opposizione, rischia di restringere ancora di più gli spazi per le altre leggi, proprio a partire dalla riforma costituzionale. A essere ottimisti, ci vogliono ancora almeno due passaggi. Il primo comincia alla Camera lunedi prossimo. Se tutto va bene, la navetta-devolution approderà poi al Senato, con la speranza di un voto definitivo entro dicembre.
La Lega ci punta molto, perché sente che dicembre può essere l'ultima spiaggia, se è vero che gennaio 2006 è l'anticamera dello scioglimento delle Camere. Può contare sulle sollecitazioni del presidente di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, patrocinatore silenzioso delle legge elettorale. Ma Casini non può scoprire più di tanto il suo abito d'imparzialità. Già la data del 26 settembre, giorno d'inizio in aula della legge elettorale, appare a molti una forzatura non gradita. Ma il varo della legge alla Camera è la prima condizione perché il Senato possa affrontarla, dopo aver approvato la Finanziaria.
In mezzo a questi ostacoli, le Camere devono far fronte ad altri obblighi legislativi, con complicazioni politiche collegate. La legge sul risparmio, ora al Senato, ha quella della durata del mandato di Bankitalia, che investe Antonio Fazio, anche se non direttamente. Alla Camera, salvo novità, dal 26, va in aula anche la 'salva-Previti", che è a rischio.
Incerte, tra le altre, rimangono al Senato la legge sulla droga e, alla Camera, lo stato giuridico dei docenti universitari. In attesa, la legittima difesa. Tra i decreti in scadenza il 17 ottobre, quello sulla violenza negli stadi.