Quella sua sottile ironia e l'ascendente sui giovani
VOGHERA.Per i compagni di partito, gli amici, i conoscenti, Giovanni Bellinzona è sempre stato il ‘senatore'. Il titolo se lo era guadagnato venendo eletto a Palazzo Madama, nelle liste del Pci, per due legislature: dal 1976 al 1983. Ma non era solo per via della frequentazione del Parlamento che Bellinzona veniva definito ‘senatore'. Di corporatura massiccia, con voce baritonale, e con atteggiamenti calmi, sicuri, con una visione politica che evitava i personalismi per puntare sempre all'interesse generale di coloro che rappresentava, Giovanni Bellinzona fu per anni, a Voghera, il riferimento 'istituzionale" di giovani e meno giovani comunisti. Iscrittosi al Pci nel 1944, il futuro senatore sali presto tutti i gradini delle responsabilità nel partito e negli anni Sessanta venne eletto in consiglio comunale. Poi varcò la soglia del Pirellone come consigliere regionale. In Senato fece parte della commissione sanità e terminata l'esperienza parlamentare, divenne membro del consiglio di amministrazione del Policlinico. Alla conclusione del secondo mandato come senatore, il Pci pavese insisté affinché Giovanni Bellinzona si ripresentasse alle elezioni. Lui rifiutò: «Io ho fatto le mie esperienze - disse - adesso largo ai più giovani». Con rapporti intensi con l'Unione Sovietica - aveva studiato a Mosca e si era sposato con una bellissima signorina russa, Nina - Giovanni Bellinzona si recava nelle terre del Don quasi ogni anno. Questo suo essere filosovietico non fu mai trasportato nel Pci con intransigenza: capiva, seppure spesso non condivideva, certe aperture dei giovani comunisti pavesi con i quali poi discuteva a lungo nel rispetto delle reciproche posizioni. Era abilissimo nello stemperare le situazioni con frasi cariche d'ironia. Un'ironia intelligente, colta, che ti faceva comprendere come l'agitarsi a favore di questa o quella tesi politica, fosse controproducente per convincere l'avversario delle tue buone ragioni. Dai primi anni Settanta sino alla fine del decennio fu membro della segreteria provinciale del Pci pavese e uno dei più ascoltati membri del comitato federale. Si convinse della bontà del compromesso storico berligueriano e ne favori e difese l'applicazione in provincia. Il suo essere politico era lontano dai modelli che sarebbero andati per la maggiore negli anni successivi: nulla doveva essere concesso all'immagine, alla posa, e tutto doveva tradursi nella concretezza delle decisioni e nella trasparenza delle azioni.
Mantenne sempre un rapporto strettissimo con Armando Cossutta, che fu eletto in più occasioni al Parlamento in un collegio della Lomellina. E quando il Pci, a Rimini, cambiò nome e si spaccò in due diventando Pds e Rifondazione, Giovanni Bellinzona segui Cossutta in Rifondazione. Analogamente si comportò quando Armando Cossutta usci da Rifondazione per fondare il partito dei comunisti italiani.
Nella vita privata, che mostrava sempre uno scambio intenso con quella pubblica, il 'senatore" era un inguaribile goloso. Nei pranzi ufficiali e in quelli tra amici, ogni pietanza doveva passare al vaglio del suo palato per riceverne il giudizio. Poi voleva conoscerne le ricette che spesso, a casa, traduceva assieme al fratello Franco e alla figlia Tania, in succulenti cene. Amava il cinema, la letteratura e la pittura. E anche dopo essersi appartato dall'attività politica quotidiana restò un vorace lettore di giornali e riviste. Ammalatosi alcuni anni fa - doveva sottoporsi a dialisi ogni tre giorni - abbandonò Voghera per il 'buen retiro" di Nazzano. Nell'ultimo anno una trombosi oculare gli impedi di leggere. Ieri il decesso e la richiesta, nel testamento, di riservatezza per i funerali.