Spallata della Cdl, via il maggioritario


ROMA. Scatta all'ultimo minuto utile il blitz della Casa delle libertà. Alle sei della sera, termine di scadenza per la presentazione degli emendamenti, in commissione Affari costituzionali della Camera arrivano le 10 paginette, più allegati, che suggellano l'accordo trovato nel centrodestra.
E lanciano una legge elettorale tutta nuova, con il via libera convinto di Berlusconi. Il sistema maggioritario, approvato dagli italiani con un referendum, è cancellato in un colpo solo. Si torna al proporzionale, cosi come aveva chiesto l'Udc, ma nella ricetta preparata da Lega e Forza Italia.
Fra tutti, spicca un ingrediente diabolico. La norma, cioè, secondo la quale i voti dei partiti che non raggiungono il 4 per cento non possono essere conteggiati per stabilire chi ha vinto e chi ha perso. E quindi anche a chi tocca il premio di maggioranza.
Tanto per fare un esempio: se il centrosinistra raggiungesse il 51 per cento e il centrodestra il 49, ma un partito dell'Unione si fermasse al 3,9, avrebbe comunque vinto la Casa delle libertà e a loro toccherebbe il premio di maggioranza che gli consentirebbe di governare con tranquillità. L'Udc ha però presentato un emendamento, in serata, per far si che i voti dei piccoli contino per la coalizione. «Vogliamo vincere - dicono al partito di Follini - ma non barare».
La Camera ha appena riaperto i battenti, e immediata esplode una nuova guerra muro contro muro. Uno scontro che già si annuncia come il più duro dell'intera legislatura. Il centrosinistra grida infatti al «golpe elettorale», alla «legge truffa», alla «vergogna inaccettabile».
«La Cdl sta stravolgendo le regole», attacca Romano Prodi dopo essersi riunito in un vertice con i leader dell'Unione. «Ha paura di perdere e cerca di falsificare i risultati delle elezioni in modo che chi ha più voti venga penalizzato».
Oggi si riunirà l'assemblea dei gruppi parlamentari dell'Unione per decidere come e dove dare battaglia. Ma la prima risposta è arrivata già ieri, quando alla Camera è mancato per tre volte di seguito il numero legale e la seduta è stata aggiornata a questa mattina. La minaccia esplicita è di bloccare il Parlamento, di fare ostruzionismo «a tappeto» su ogni provvedimento. Anche sui decreti legge dove non c'è possibilità di contingentare i tempi. E già si pensa anche di portare la protesta fuori dal Parlamento, in piazza, per bloccare in ogni modo il tentativo della maggioranza.
Risposte estreme, perché il centrosinistra si rende conto che la maggioranza fa sul serio e che ha la possibilità, e i numeri, per cambiare davvero la legge elettorale a pochi mesi dal voto. Un tentativo in extremis per limitare i danni, o forse addirittura per poter rovesciare i sondaggi tutti sfavorevoli. Nell'Unione sono tutti d'accordo, sottolinea dunque Prodi, nel bocciare la proposta della Cdl come «irricevibile». Invece di pensare ai problemi dell'Italia e delle famiglie, è l'accusa di Rutelli, «la maggioranza immagina di farsi una legge elettorale per cercare di vincere le elezioni».
Nella maggioranza si dice soddisfatta l'Udc per l'accordo raggiunto sulla loro richiesta. E Pier Ferdinando Casini benedice la nuova legge elettorale: «Se c'è la volontà politica e soprattutto se ci sono i parlamentari in aula la si può approvare». Anche i centristi ribadiscono di essere pronti al dialogo e avvertono che la proposta presentata ieri non è «blindata».
Nell'Unione non ci sono però spiragli questa volta. Anche l'Udeur di Mastella, fino a ieri disponibile a discutere di proporzionale, rigetta la proposta: «Un golpe elettorale», lo definisce Nuccio Cusumano. Un tentativo della Cdl per rovesciare i risultati elettorali.
Ma come cambia la legge, nella proposta del centrodestra? Innanzitutto spariscono i collegi unonimali. Si torna alle sole circoscrizioni in ognuna delle quali i seggi sono ripartiti in modo proporzionale alle diverse liste. Prima delle elezioni, le liste si collegano fra loro in coalizioni e a quella che ottiene il maggior numero di voti, si assegna un eventuale premio di maaggioranza che gli garantisca almeno 340 seggi alla Camera (dove i deputati sono 630 e la maggioranza è quindi di 316 voti). Stesso meccanismo al Senato dove si garantisce una maggioranza di 170 seggi (su 315 senatori).
Cambia radicalmente la scheda elettorale dove comparirebbero solo le liste di partito, e sparirebbero invece i simboli di coalizione (quelli dell'Unione e della Casa delle libertà).
Le liste di candidati avranno una testa di lista «bloccata», in sostanza i nomi selezionati dai partiti, e il resto fra cui l'elettore potrà scegliere con una preferenza.
Ma il leghista Roberto Calderoli, uno dei «padri» della legge insieme al forsista Valducci, ha ottenuto anche una norma a «geografia variabile». Che cioè in ogni circoscrizione ogni partito possa decidere la lista come vuole, se bloccata o bloccata con preferenze, o con un listino bloccato «corto».
«Una proposta irricevibile - la boccia Piero Fassino - con cui la maggioranza cerca di truccare le carte per evitare la sconfitta».

Andrea Palombi