Senza Titolo


ROMA.In attesa di sapere quello che ci sarà, filtrano notizie su quello che non dovrebbe esserci. Si parla di Finanziaria, ovvero della manovra correttiva dei conti pubblici più le misure per la crescita e la competitività (taglio Irap). Un'indiscrezione apparsa ieri sui quotidiani parlava di tagli alla Sanità per 5 miliardi come una delle strade per reperire parte dei soldi della manovra. Manovra che ora si aggirerebbe sui 20 miliardi (11 e mezzo vanno a correzione del deficit) con pressioni per arrivare a 25 mettendoci misure più forti per il rilancio dell'economia. «I tagli sulla Sanità non ci saranno, non sono previsti - si affretta a smentire il Tesoro - non solo: i soldi per questo settore saranno aumentati». Notizia che tranquillizza chi crede alle smentite, ma non certo chi nella Commissione europea indicava, come punti critici del bilancio italiano, proprio «il rischio di crescita della spesa sanitaria».
Non si sa quello che ci sarà, ma c'è qualcosa su quello che ci dovrebbe essere. Lo ipotizzano i tecnici del servizio economico del Senato che hanno vagliato l'emendamento del governo sulla riforma della Banca d'Italia. L'acquisto da parte dello Stato delle quote della banca ora in portafoglio a banche private e compagnie di assicurazione ha un costo e questo deve essere coperto con un apposito capitolo di bilancio. Anche perché sul valore delle quote c'è incertezza (quello massimo è di 14 miliardi, come dire una manovra aggiuntiva).
Ieri il ministro Domenico Siniscalco dovrebbe aver incontrato alcuni dei componenti del governo per mettere a punto il piano generale della Finanziaria 2006. Il termine ultimo per il varo è il 30 settembre, poco più di due settimane. Sul fronte dei tagli, volendo escludere la Sanità, restano le misure sui ministeri (acquisti per beni intermedi) e quelle sugli enti locali con la regola del 2% che potrebbe lasciare il posto a misure più mirate. Da questi due settori il governo pensa di ricavare 9 miliardi di risparmi (4 dagli enti locali e il resto dai ministeri). Tre miliardi dovrebbero arrivare dalla lotta all'evasione fiscale, mentre altri soldi saranno reperiti con una stretta alle pensioni di invalidità. Sul fronte delle entrate, accantonato, sembra, il progetto della tassazione delle rendite, si punterebbe a una norma sul tempo di possesso dei guadagni da vendita di pacchetti azionari.
Per quanto riguarda le misure sullo sviluppo qualcosa anticipa il viceministro delle Attività produttive, Adolfo Urso, An: «La riforma dell'Irap agevolerà soprattutto le imprese esportatrici e manifatturiere, come chiede da tempo l'industria del tessile-abbigliamento e il Made in Italy». «Più che i dettagli tecnici aspettiamo le linee politiche - dice Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno - Abbiamo una grande aspettativa».
«E' la quinta Finanziaria che fa questo governo - dice Guglielmo Epifani, leader della Cgil - fino a oggi non ne ha azzeccata una. Spero che le richieste del sindacato siano tenute in considerazione».

Alessandro Cecioni