Insieme anche per l'addio in chiesa
GAMBOLO'.Si sono incontrati l'ultima volta nella parrocchiale. Dentro due bare coperte dagli stessi fiori, rose bianche e azzurre. Simone Faranda, 27 anni, e Antonio Infantino, 30 anni, erano amici da anni, sempre insieme nel tempo libero. Sono morti insieme, annegati dentro un'auto finita in un canale, di notte, sabato scorso.
Li hanno sepolti ieri pomeriggio dopo un unico rito funebre, nella parrocchiale strapiena di gente, come il sagrato. C'erano almeno mille persone, i rappresentanti delle confraternite con gli stendardi, la banda che ha accompagnato l'arrivo di Antonio, e poi il viaggio delle due casse portate a spalla da amici, cugini e fratelli fino al cimitero. Intanto gli amici gettavano a terra i fiori, staccati dalle quindici corone che avevano atteso le bare, appoggiate alla facciata della parrocchiale.
In chiesa, Simone e 'Nino" erano fianco a fianco: sulla bara di Antonio la maglia dell'Inter, squadra del cuore, e il cuscinetto nerazzurro che usava allo stadio. Il calcio era una grande passione, vissuta non solo da spettatore. Nino aveva giocato l'ultima partita in un torneo benefico della Croce Rossa, pochi giorni fa. Sulla maglietta stesa ai piedi della bara, in tanti hanno messo la firma con il pennarello, scrivendo parole di addio. Quando i feretri sono arrivati, dietro la bara di Simone camminavano il papà Basilio, la mamma Angela, i fratello Davide, maggiore di appena dieci mesi, le nonne Maria e Mariuccia.
Dietro il feretro di Antonio, primo di cinque figli, mamma Alfonsa, tutta vestita di nero, capelli sciolti e scuri, il papà Settimio, le tre sorelle - Cristina, Simona, Sonia- il fratello Alberto e una folla di parenti. I nonni paterni di Antonio, Rosa e Antonio senior, trasferiti in Lomellina da Agrigento trent'anni fa, hanno avuto 19 figli.
Per primo in chiesa è entrato Simone, sistemato a sinistra guardando l'altar maggiore. Poi è entrato Antonio, con un grande applauso. «Simò, è arrivato Nino», ha gridato Settimio Infantino. A decine i parenti hanno abbracciato la bara di Antonio, muratore nell'impresa edile di famiglia, col padre e uno zio. Simone invece lavorava a Mortara, all'officina meccanica Santinato di via Mattei, dopo il diploma di scuola superiore e un periodo in una ditta di Vigevano.
Venerdi sera, i due amici hanno cenato al parco Togliatti di Cilavegna, col datore di lavoro di Simone, alla cena organizzata da una società ciclistica. Dopocena una tappa all'oratorio di Gambolò, poi sulla Lancia Y di Simone sono andati a finire la serata in un locale. Probabilmente nel Tortonese, vista la strada che percorrevano quando Simone ha perso il controllo dell'auto, imboccando una curva.
La Lancia blu è stata ripescata sabato verso le 7, in un canale che costeggia la provinciale fra Pieve del Cairo e Mede, alla frazione Tortorolo. Dentro c'erano i corpi dei ragazzi, morti da almeno un paio d'ore. Si capiva che avevano tentato di liberarsi, sganciando le cinture. Ma la macchina capovolta era incastrata fra le rive della roggia, sommersa dall'acqua. Non ce l'hanno fatta ad uscire dall'abitacolo.
Con i due amici di Gambolò, è salito a sei il bilancio delle vittime da incidente stradale in nove giorni: il più giovane aveva 14 anni, il più grande era Antonio Infantino. Che tre anni fa aveva perso un cugino, Davide, 21 anni, anche lui morto nell'auto guidata da un amico, rientrando a casa dopo la sua festa di complenno.
«Come due fiamme splendenti, troppo presto spente da un colpo di vento», ha usato questo paragone il parroco don Angelo Croera, celebrando il rito. «Perché proprio loro, cosi giovani e bravi, perché insieme in quel fosso. Tutti ci siamo fatti la stessa domanda, che resta senza risposta».
A sopportare il dolore può aiutare la fede, per chi la possiede. A messa finita, il breve messaggio letto da una voce di ragazza, con le frasi rapide e incrinate dal pianto in gola: «Siamo tristi e amareggiati, troppo presto ci avete lasciati. Ma non vi dimenticheremo». E poi, parlando con Antonio: «Eri un amico, un fratello, una persona da amare. Resterai nei nostri, nel mio cuore. Ciao amore mio».