«Ricerca ok, ma non basta»


PAVIA. «L'Università di Pavia è ai vertici della ricerca scientifico-tecnologica in Italia e in Europa. Eccelle per iscritti ai dottorati, assegnisti, borsisti, pubblicazioni, partecipazione ai programmi di finanziamento e fondi acquisiti. Ora bisogna saper sfruttare tutte queste eccellenze per reperire nuove risorse per l'ateneo, attirare grandi gruppi high-tech e dare sbocchi adeguati ai nostri dottori di ricerca e laureati. Per fare questo l'Ateneo dovrebbe dotarsi, ad esempio, di un ufficio di brokeraggio». E' la ricetta di Cesare Balduini, direttore del Centro Interdipartimentale di Biologia Applicata dell'Università.
«Mai come in questi ultimi mesi - esordisce Balduini - - si è insistito tanto sul ruolo della ricerca scientifica nel progresso socio-economico. Sempre più spesso si parla di 'Research University" (cioè l'Università che dedica attenzione alla ricerca), talvolta in modo giustificato talaltra meno. Ebbene, l'Ateneo di Pavia può giustificatamente fregiarsi dell'appellativo».
Come è organizzata la ricerca di base?
«Essa segue tematiche prefissate dai programmi nazionali o sovranazionali (pensiamo a fondi identificati con sigle come Prin, Firb, Firs, Ceba); è organizzata 'a rete", garantendo quindi una massa critica in grado di raggiungere risultati; è orientata allo tematiche che daranno risultati facilmente applicabili; prevede cerniere di collegamento tra il ricercatore di base e il mondo produttivo; opera su tempi medio-lunghi».
Perchè Pavia è una 'Research University""?
«Vorrei partire dai nove temi strategici individuati dall'Unione Europea per il 6º e il 7º Programma Quadro, che costituiranno in pratica l'architrave dello sviluppo 2006-2008. Si tratta degli stessi del Piano razionale della ricerca. Essi sono: scienze della vita (genomica e proteomica), salute dell'uomo, biotecnologie, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nanoscienze e nanotecnologie, nuovi materiali, energia e ambiente, aeronautica e spazio, sicurezza alimentare. Ebbene, in ciascuno di questi nove settori Pavia vanta dei gruppi di ricerca che si possono considerare all'avanguardia internazionale».
Quando un gruppo di ricerca è 'd'avanguardia?"
«PC401DSono tre le tipologie di dati sperimentali che si utilizzano. Il primo criterio è il numero di pubblicazioni recensite su riviste che si servono di recensori internazionali. Nel 2003 (ultimo dato ufficiale disponibile) l'Università di Pavia ne ha prodotte 941 (di cui 378 scientifiche, 467 biomediche e 96 tecnologiche), 119 in più rispetto al 2002».
E il secondo criterio?
«E' il numero dei dottorati di ricerca attivi presso l'Ateneo e presso l'Istituto Universitario di Studi Superiori: sono rispettivamente 34 e 3. Non sono molte le sedi universitarie che possono vantare un'offerta altrettanto ricca per quantità e qualità. I dottorati dell'ateneo sono cosi suddisivi per aree: biologica (sette), medica (quattro), fisica (uno), chimica (due), scienze della terra (uno), matematica (uno), tecnologica (tre), giuridica (quattro), economico-politica (sei), storico-letteraria (cinque)».
Quanti sono gli studenti iscritti ai dottorati di ricerca a Pavia?
«Nell'anno accademico 2002-2003 sono stati 593, con un aumento di 53 rispetto all'anno precedente, mentre nel 2000-1001 erano stati 506. Per l'ultimo anno accademico i dati sono ancora ufficiosi, ma si sa che siamo saliti oltre i 600. Ai 593 dottorandi vanno aggiunti i 91 assegnisti di ricerca (4 in più dell'anno precedente) e gli 80 borsisti (erano 99 nel 2001-2002)».
Qual è, infine, il terzo criterio per misurare l'eccellenza della 'Research University" pavese?
«Il numero dei progetti partecipanti ai programmi nazionali di ricerca, l'indice di successo (cioè il numero dei progetti presentati e di quelli finanziati) e l'ammontare dei fondi ottenuti. La tabella qui sopra è emblematica. Va aggiunto che i 221 progetti vincitori rappresentano il 50,2% di quelli presentati, mentre a livello nazionale la percentuale è del 41,7. E' da sottolineare anche l'apporto complessivo di tutte le aree disciplinari dell'Università di Pavia, tanto quelle scientifico-tecnologiche quando quelle umanistico-letterarie. La 'Research University" di Pavia ha ottenuto una laurea a pieni voti tanto nell'indagine del Censis-La Repubblica, quanto in quella del Sole 24 Ore».
Fin qui le cifre, probanti. Ma quanto dell'eccellenza della ricerca pavese si traduce effettivamente in nuovi finanziamenti all'Università di Pavia, in posti di lavoro di alta qualità per gli studenti e in investimenti di aziende esterne nell'area pavese?
«Questo è il nodo di sofferenza da mettere sotto la lente d'osservazione. Non c'è dubbio che una delle priorità per l'Università sarà rendere più stretto ed efficiente il collegamento tra il sistema della ricerca di Pavia e il sistema industriale nazionale e lombardo. Non possono essere un alibi la vicinanza e la competizione con Milano, che fa la parte del leone. Abbiamo difficoltà a trovare dei partner industriali. Si dovranno stabilire collegamenti con fondazioni e associazioni imprenditoriali di categoria. Ma l'Università di Pavia ha i numeri per farcela. Bisogna, in sostanza, creare una struttura ad hoc che sappia proporre la ricerca di base del nostro Ateneo alla domanda potenziale del mondo industriale ed economico. E' cosi che possiamo ottenere quelle nuove risorse indispensabili per integrare il Fondo di finanziamento ordinario del ministero, che copre sempre meno le esigenze dell'Università».
E' d'accordo allora con il fisico emerito Ferdinando Amman, che ha proposto la creazione di un ufficio di brokeraggio?
«Certamente si. Anche più di un ufficio. Magari una fondazione».

Sisto Capra