Infezioni e neonati: gli studi
PAVIA. Questione di istanti. E di metodo. La sopravvivenza di un neonato, nelle prime cruciali ore di vita, dipende anche da questi due fattori. Diagnosticare in tempo utile e con i giusti strumenti un'infezione neonatale può salvare una vita. O evitare conseguenze gravissime. Il punto di quanto scienza, ricerca e sperimentazione clinica hanno prodotto finora, è stato fatto nel corso del terzo congresso nazionale del gruppo di studio di Infettivologia Neonatale, riunito ieri e oggi al teatro Fraschini. Un convegno di nicchia che però ha riempito la platea.
«Le vaccinazioni in epoca neonatale, le infezioni che si contraggono in ospedale e le nuove possibilità diagnostiche sono argomenti che dovrebbero coinvolgere l'interesse di tutti - spiega il professor Mauro Stronati, direttore dell'Unità di Patologia Neonatale del policlinico San Matteo di Pavia -. Quest'anno vengono affrontate anche le relazioni tra infezione e apparato gastroenterico, sistema immunitario ed endocrino». Presenti al congresso, anche quest'anno, i massimi esperti in materia: Solo per citarne alcuni, Adler, Amato, Hüppi e Isaacs.
«Le infezioni sono una delle principali cause di morte nel neonato - spiega ancora Stronati - oltre due milioni e mezzo di bambini muoiono entro il primo mese di vita in tutto il mondo, ogni anno, per patologie legate a problemi infettivi».
Nei Paesi in via di sviluppo l'incidenza è più elevata e drammatica, ma i cosidetti Paesi industrializzati non ne sono immuni. «Il problema non va sottovalutato - dice Stronati - soprattutto ora con i nuovi flussi migratori. Sono riemerse patologie che non si rilevavano più da anni come la sifilide o la tubercolosi». Uno degli argomenti trattati al congresso è quello degli antibiotici, «un salvavita, un presidio terapeutico indispensabile in epoca neonatale e da utilizzare con maggiore tempestività che in altre età della vita» spiega Stronati. Sarà toccato anche il tema dei vaccini sui quali il professore taglia corto: «Si discute sulla necessità di anticiparli in epoca neonatale, ma sulla loro validità non credo si possano aprire dibattiti. Sono importanti per il soggetto ma anche per la collettività perché arginano il dilagare di epidemie. Pensiamo al vaiolo, ad esempio».
Ci sono infezioni che, negli ultimi ani, hanno acquisito sempre maggior peso: quelle da citomegalovirus, herpes simplex e virus respiratorio sinciziale.
«E poi quelle che si contraggono in ospedale - aggiunge Stronati - In terapia intensiva neonatale, ad esempio, il rischio è molto più elevato che nei nidi ospedalieri - quelli in cui i neonati restano il tempo necessario dopo la nascita prima delle dimissioni insieme alla madre». E la ragione c'è: al nido ci sono bambini sostanzialmente sani, in terapia intensiva sono debilitati, immunodepressi. Aggrediti da cannule e tubicini che entrano nel corpo e che, nonostante tutte le cautele, sono portatori di germi e batteri.
«Oggi esistono mezzi diagnostici avanzati, rapidi e meno costosi - spiega il professor Maurizio Amato, studioso napoletano dal 1977 all'Università di Berna - Da una sola goccia di sangue oggi è possibile ottenere dei marcatori che evidenziano la presenza di infezioni. E il tempo è fondamentale in questi casi. E' chiaro, al test non vanno sottoposti indistintamente tutti i neonati. Ma ci sono campanelli d'allame di cui un medico deve tenere conto: lo stato di salute della mamma, una precoce perdita delle acque o un'infezione delle vie urinarie. A cui aggiungere i rischi di un parto pilotato o con tecniche invasive e la nascita prematura». (m.g.p.)